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giovedì 24 marzo 2016

S. PASQUA DI RISURREZIONE 2016

Essendo politicamente scorretti ed attaccati alla nostre tradizioni e alla nostra religione Cattolica Apostolica Romana…

VI AUGURIAMO UNA SANTA PASQUA SERENA E FELICE


'A BANNERA!!!!

"Per liquidare i popoli" diceva Milan Hübl "si comincia col privarli della memoria. Si distruggono i loro libri, la loro cultura, la loro storia. E qualcun altro scrive loro altri libri, li fornisce di un'altra cultura, inventa per loro un'altra storia. Dopo di che il popolo comincia lentamente a dimenticare quello che è e quello che è stato. E, intorno, il mondo lo dimentica ancora più in fretta."
Milan Kundera: "Il libro del riso e dell'oblio"


la Bandiera delle Due Sicilie che da anni sventola su "palazzo Salemi" in Capua


In questi ultimi giornigiusto per non far mancare mai almeno un poco di avversione al Sud e alla Sua Storia vera, si è avuto “lo scontro”  della Bandiera di Pimonte.
Pimonte è una cittadina della provincia di Napoliposta sopra Castellammare di Stabia  il cui Sindaco, prof. Michele Palummo, si deve pensare d’accordo con il Consiglio Comunale, assieme al Tricolore e alla bandiera della UE, sul balcone del palazzo municipale ha esposto anche la Bandiera dell’antico Regno delle Due Sicilie: Espressione, questa esposizione, prima di tutto di conoscenza della storia vera  con un conseguente desiderio di recupero della identità  di gente del Sud: in altre parole l’orgoglio di  raccontare e far conoscere il proprio particolare passato.
E si sa,  e si sa bene, quanto il passato serva a  costruire il presente e il futuro, mentre la cancellazione o peggio ancora la mistificazione e la demonizzazione del passato stesso è sempre stata l’arma più usata e al contempo più letale per distruggere il passato stesso, cancellandone ogni memoria e inducendo il popolo a credere in una storia nuova inventata ad hoc: è una tecnica usata  da invasori o comunque da conquistatori.
un'altra bella immagina della nostra bandiera (anche se al posto dell'Ordine Costantiniano di San Giorgio, tra i collari, vi è quello di "San Giorgio e della Riunione")
Questo è quello che è capitato a noi gente del Sud  per essere stati vinti in una partita bellica “iniziata con l’inganno e terminata con la violenza”, collocandoci in una posizione subalterna e coloniale  che ci ha portato sempre più a rimanere indietro e ad essere giudicati  con i peggiori voti, noi che, senza voler richiamare la civiltà della Magna Grecia o il valore militare dei Sanniti, abbiamo rappresentato per oltre sette secoli un unicum, continentale ed insulare, centrato su due Capitali, Napoli e Palermo, con i nostri usi, costumi, abitudini, lavori, capacità, studi di arti e scienze.

la bendiera "pimontese"
Il tempo è però garante di verità esi voglia o non si voglia, quest’ultima si affaccia prima timidamente e poi man mano si manifesta meglio: è quello che è successo e sta succedendo nel Sud dove  si è ricominciato a pensare alla Patria concreta e reale, che, come diceva un Capo Vandeano, è fatta dalla terra sulla quale camminiamo, viviamo, lavoriamo e sotto la quale sono sepolti i nostri  Morti  e che  è comune a tutti , ben   differenziandosi dalla Patria ideologica, concetto filosofico che può anche essere elitario.



E quella Bandieraquella esposta dal Sindaco di Pimonte, quella con le Armi della vecchia Dinastia  già regnante su uno Stato autonomo e indipendente, regolarmente riconosciuto nel novero degli Stati all’epoca esistenti, compendia appunto quanto ho cercato di dire con il mio scritto.
Quella Bandiera è stata sopraffatta da una ordinanza prefettizia che ne ordinava la rimozione dal balcone municipale e nessuno delle Istituzioni ha pensato che altre Bandiere vengono legittimamente esposte: il Leone di San Marco per i Veneti, i Quattro Mori per i Sardi, la Rosa Camuna per i Lombardi e così via, come è giusto che sia perché tutti i popoli della penisola hanno diritto al riconoscimento della loro identità mentre per i popoli che rappresentano l’antico Regno del Sud questo diritto viene negato.

tripudio di Bandiere di San Marco da parte di Patrioti Veneti, piazza San Marco.
In realtà quella Bandiera andrebbe esposta in tutte le Regioni già costituenti l’antica  compagine statuale del Sud che, voglio aggiungere questo dettaglio a mio avviso importante per il significato storico, aveva il confine settentrionale fissato nientedimeno dai Longobardi.
A tal proposito mi viene di fare una proposta. Invitiamo, noi tutti di qualunque Associazione Movimento o Partito si faccia parte, la gente del Sud ad appoggiare questa iniziativa: esporre la Bandierala Nostra, sempre quella, sui balconi, sulle terrazze, sulle finestre, sugli alberi, sulle barche o sul posto più alto perché garriscano gioiose sul Nostro Territorio e al contempo apponiamo sulle auto,motorini e quant’altro l’adesivo con lo stemma delle DueSicilie, arrivando ad applicarlo anche sulle targhe come  identificativo di nazionalità.
Servirebbe questo atto a dimostrare la nostra  passione, la nostra determinazione, il nostro “amor di Patria” !

 Gianni Salemi

DON PEDRO DI BORBONE Y ORLEANS: UN MISTERO PER TROPPI


Riceviamo dal nostro amico Giovanni Grimaldi un altro suo scritto sulla questione dinastica.
Nella speranza che coloro che vogliono capire qualcosa  in questa apparentemente complessa vicenda, possano farlo attraverso questo (come gli altri) scritto, lo pubblichiamo volentieri.
(NB: le immagini, tutte di pubblico dominio e reperite su "la rete" non sono presenti nello scritto originario.)


Alla luce delle polemiche, ma soprattutto delle bugie che ad arte diffondono online e non solo, alcuni sedicenti seguaci di altre fazioni, accusati a nostra volta di essere noi mistificatori (giacchè siamo colpevoli solo di cercare, trovare e diffondere la verità), siamo costretti a scrivere ancora su questo argomento.
Chi è Don Pedro de Borbon y Orleans?
Principe? Capo di una casa Reale? Gran Maestro di Ordini?
La risposta è che NO.
Il motivo? La posizione dinastica di Pedro non ci appare, purtroppo, molto chiara. Sotto troppi punti di vista.
Vediamoli insieme.


il Principe Ferdinando Pio con la famiglia

1) QUAL'E' LO STATUS DI DON PEDRO?
Innanzitutto bisogna ricordare che non si è Principe di una Real Casa semplicemente perché si è figli (anche se legittimi e naturali) di un Principe di tale Real Casa. 
Si nasce infatti Principe della R. Casa solo se il Principe genitore era nella condizione legittima, dal punto di vista delle leggi dinastiche, di poter tramandare il suo status alla propria discendenza (cd. "legittimità dinastica").
Ma chiariamo la questione secondo i vari diritti dinastici che potrebbero interessare Don Pedro.

Don Pedro de Bórbon y Orléans

2) L'APPARTENENZA AI BORBONE SPAGNA?
Nonostante tutto questo si nota come Don Pedro, come già suo nonno, continua la pretesa di usare il cognome dinastico dei "Borbone Due Sicilie", anche se la sua linea non appartiene a tale Casa Reale e Dinastia, almeno fin dai tempi del suo bisnonno.
Infatti dai documenti ufficiali (spagnoli e reperiti da uno storico spagnolo!)
opera anche SCARICABILE online (pagine 286-289)
http://biblioteca.ucm.es/tesis/19911996/H/0/AH0013101.pdf
comprendiamo in maniera inoppugnabile che le condizioni affinchè la Regina reggente permettesse il matrimonio fra Carlo Tancredi (bisnonno di Don Pedro) e la Principessa delle Asturie erano i seguenti:

a) che Carlo doveva naturalizzarsi spagnolo
b) che Carlo facesse rinuncia esplicita (da tener segreta) a QUALUNQUE diritto proveniente dalla sua famiglia
c) che Carlo rinunciasse ad usare qualsiasi titolo e decorazione dei Borbone Due Sicilie.



In buona sostanza dunque la discendenza di Carlo Tancredi è esclusa dalla Real Casa delle Due Sicilie per una DUPLICE esclusione. 
La prima è motivata dalla rinuncia stessa fatta da Carlo Tancredi con il cd. "Atto di Cannes" e l'altra è una motivazione giuridica, data dalla mancanza del formale regio assenso scritto che autorizzasse il suo matrimonio come valido ai fini dinastici nella Real Casa delle Due Sicilie (e come sarebbe mai stato possibile se proprio Alfonso, conte di Caserta, aveva trattato ed accettato le condizioni imposte dalla Regina reggente di Spagna per far uscire Carlo Tancredi dalla sua Real Casa e rinunciare ad ogni suo diritto dinastico??).
Ma tali due motivazioni, che singolarmente sono insormontabili, portano insieme allo stesso risultato: la discendenza di Carlo Tancredi è esclusa dalla Real Casa delle Due Sicilie.

una rara foto del matrimonio tra Carlo Tancrdi e la P.ssa delle Asturie

Potremmo inoltre evidenziare che la rinuncia di Carlo Tancredi non era sottoposta a nessuna condizione. 
La rinuncia era ed é SEMPRE valida, anche qualora Carlo Tancredi fosse divenuto principe delle Asturie.

Come prassi tale rinuncia fu sottoscritta per rispettare la Prammatica del 1759 (ovvero evitare qualsiasi ipotesi per la quale la sua discendenza avesse potuto riunire i due Troni: Spagna e Due Sicilie), ma fu soprattutto obbligatoria per Carlo Tancredi per potersi sposare, in quanto il suo MATRIMONIO era sottoposto a determinate condizioni. Condizioni senza le quali non avrebbe ottenuto il permesso della Regina reggente (come abbiamo visto) e condizioni che egli accettò proprio per potersi sposare. 
Per quanto riguarda poi la questione dell'assenso matrimoniale, come visto, i matrimoni di tale linea, proprio a cominciare da quello di Carlo Tancredi, vennero autorizzati, come previsto dalle Leggi Dinastiche della Real Casa, di Spagna sempre e solo dal Capo della R. Casa stessa della quale faceva parte il Principe. Ossia, in questo caso, dal Re di Spagna.

Alfonso Maria ad 11 anni
Alfonso Maria (1901-1964), quindi, essendo figlio di Carlo Tancredi (che apparteneva ai Borbone-Spagna ) e di Maria de las Mercedes di Borbone-Spagna, nacque da matrimonio AUTORIZZATO dal Capo della R. Casa di Spagna, ovvero dal re di Spagna, MA NON dal Capo della R. Casa delle Due Sicilie (*). E pertanto lui e la sua discendenza appartennero alla R. Casa di Spagna e non già a quella delle Due Sicilie.("*")
l?infante Carlos Maria de Bórbon y Bórbon Parma 
Ma allo stesso modo il Principe Carlo Maria (1938-2015) NON fu mai autorizzato (in forma scritta, pubblica ed esplicita ai fini dinastici) da un Capo della R. Casa delle Due Sicilie per il SUO matrimonio (1938), ribadendo l'escludendo della sua discendenza dall'appartenenza alla R. Casa delle Due Sicilie.
3) SECONDO IL DIRITTO DINASTICO DEI DUE SICILIE
Considerando l’ipotesi che il Principe Carlo Maria (1938-2015) non fu mai Principe delle Due Sicilie (in quanto non nato da matrimonio dinasticamente valido per quella Real Casa, in quanto esclusivamente Principe della Real Casa e Dinastia di Spagna), non avrebbe quindi potuto trasmettere ovviamente al figlio lo status ed il rango di Principe delle Due Sicilie.
Conseguentemente Don Pedro, non essendo nella linea di successione duosiciliana non poteva avere il titolo dinastico di “Duca di Noto”, così come il padre non potè nemmeno conferirgli il titolo dinastico di “Duca di Noto” (titolo che non si conferiva, ma al massimo riconosceva), non essendo il Capo della R. Casa e Dinastia delle Due Sicilie.
Pertanto dovremmo considerare solo lo status di Pedro nella Real Casa di Spagna.
4) SECONDO IL DIRITTO ATTUALE IN SPAGNA 
Le attuali normative spagnole che regolano tale materia sono basate sul Regio decreto 1368/1987 (che ha specificato e ristretto i titoli ed i trattamenti della Familia Real e dei suoi parenti). 
In base a tale normativa, allo stato attuale, non sembra che Pedro rientri tra i Principi della Real Casa di Spagna. 
Perché infatti, oltre al trattamento di cortesia di “Altezza Reale” che gli viene attribuito in via informale, non ci risulta che il sovrano di Spagna lo abbia mai ed ufficialmente riconosciuto come Principe. 
Infatti Don Pedro non è un INFANTE, ma essendo figlio di Carlo Maria, che invece Infante lo era, godrebbe quindi del solo titolo di Grande di Spagna (art. 4 del detto R.D. 1368/87), con trattamento di “eccellenza”

5) SECONDO IL DIRITTO DINASTICO DEI BORBONE DI SPAGNA
Anche riguardo alle antiche Leggi della R. Casa Borbone di Spagna, la posizione di Pedro risulta delicata. Infatti, in base alla citata Pragmatica Sanzione del 1776 (secondo la quale i Principi della R. Casa di Spagna dovevano contrarre matrimoni tra pari, pena la decadenza irrimediabile dal rango del Principe inadempiente), Pedro, avendo contratto un matrimonio diseguale, sarebbe escluso da tale dinastia dei Borbone di Spagna (considerata “dinastia storica” dalla attuale normativa spagnola, anche se l’attuale R. Casa di Spagna non sembra che tenga più in riguardo le proprie antiche normative dinastiche). Allo stato attuale quindi diventa difficile qualificare lo status di Pedro, così come quello dei figli del detto Don Pedro. Soprattutto perché lo stesso Re di Spagna non si è ancora formalmente espresso in merito.

6) TITOLI DINASTICI IMPROPRI: DUCA DI CALABRIA
Quindi Don Pedro, che è genealogicamente ma non dinasticamente un Borbone Due Sicilie, continua l'errore di usare titoli dinastici impropri. 
In primis l'uso improprio del titolo dinastico di “Duca di Calabria” (che era riservato solo al Principe ereditario che faceva parte della Real Casa e Dinastia)(**). 
E' una cosa assurda, perchè è come da un lato si fosse dichiarato Capo della R. Casa e Pretendente e dall’altro invece si proclamasse EREDE del titolare di quelle dignità!
Perché certamente non può sommarsi nella stessa persona la dignità di Capo e Pretendente e quella di suo stesso erede!
Invece attuale Duca di Calabria di diritto è S.A.R. Principe Antoine di Borbone-Due Sicilie (n. 1929), Duca di Calabria, figlio del Principe Gabriele di Borbone-Due Sicilie, che fu prozio dell'attuale S.A.R. Principe Carlo, Duca di Castro.

7) TITOLI DINASTICI IMPROPRI: CONTE DI CASERTA
Allo stesso modo Don Pedro continua la pretesa di essere ritenuto "Conte di Caserta". Ma tale titolo, concesso con R.D. 28 marzo 1841 al Principe Alfonso (1841-1934), e trasmesso poi ai suoi discendenti primogeniti, non è trasmissibile nella linea genealogicamente primogenita di Alfonso, perchè tale titolo spetta agli appartenenti alla R. Casa (in quanto il titolo è dinastico) e pertanto si è tramandato fino all’attuale Duca di Castro.

8) ORDINE DINASTICO COSTANTINIANO
Il Gran Magistero dell'Ordine Costantiniano, come ampiamente spiegato nello studio dinastico pubblicato nella XXXII^ ed. dell'Annuario della Nobiltà Italiana e qui citato più volte, spettando alla dignità di Capo della Real Casa, essendo (come già per i Farnese) un Ordine dinastico-familiare non può pertanto essersi trasmesso semplicemente nella linea primogenita di Carlo Tancredi (1870-1949), bisnonno di Pedro, perchè questa non era dinastica, ma invece è stato tramandato nella linea dinastica fino all’attuale Duca di Castro. 
9) ORDINI CAVALLERESCHI STATALI DUE SICILIE
Gli altri Ordini Cavallereschi dei Borbone Due Sicilie (che Don Pedro non indica nemmeno, citandoli genericamente), invece, erano Ordini cavallereschi Dinastici-statuali (ovvero Statali) e quindi trasmissibili solo al legittimo Re o Pretendente al trono delle Due Sicilie. Quindi, anche in questo caso, la linea primogenita di Carlo Tancredi (1870-1949), bisnonno di Pedro, non era dinastica, mentre invece sono stati tramandati alla linea dinastica fino all’attuale Duca di Castro.
10) LA SAGRADA ORDEN MILITAR CONSTANTINIANA DE SAN JORGE
L'Ordine cavalleresco Costantiniano di San Giorgio di Spagna (ovvero la Sagrada Orden Militar Constantiniana de San Jorge) è riconosciuto ufficialmente dal Regno di Spagna come un Ordine cavalleresco legittimo? Ovvero i cittadini spagnoli o stranieri se ne possono fregiare sul territorio spagnolo e/o all'estero? Oppure è riconosciuto solo dalla Real Casa di Spagna, magari a titolo privato?
11) DON PEDRO IN SPAGNA
Quali sono i trattamenti ed i titoli riconosciuti ufficialmente in Spagna a Don Pedro de Borbón y de Borbón, figlio del compianto Infante Don Carlos? Don Pedro risulta ufficialmente Altezza Reale e Principe appartenente alla Casa Reale di Spagna? Ed in caso positivo, in merito a quali riconoscimenti ufficiali?
12) JAIME IN SPAGNA
Qual'è la posizione di Jaime, figlio di Don Pedro?
Purtroppo nemmeno questa ci appare molto chiara.
Innanzitutto, nell’ipotesi che Pedro suo padre non sia un Principe delle Due Sicilie non gli avrebbe potuto trasmettere tale status.
Quale sarebbe allora lo status di Jaime nella R. Casa di Spagna?
Il padre Don Pedro non è un Infante, né è riconosciuto ufficialmente Principe, ma godrebbe personalmente del solo titolo di Grande di Spagna in quanto figlio di un Infante. Inoltre in base alla Pragmatica Sanzione del 1776 i Principi della R. Casa dovevano contrarre matrimoni tra pari, pena la decadenza e dunque la nascita di Jaime, non da una Principessa e prima del matrimonio dei genitori è considerata dinastica o meno, secondo la R. Casa di Spagna? Diventa quindi difficile pertanto anche qualificare il detto Jaime (*1993), così come tutti gli altri figli del detto Don Pedro. Anche perché, come abbiamo già detto, lo stesso Re di Spagna non si è ancora formalmente espresso in merito.
13) TITOLI DINASTICI IMPROPRI CONCESSI A JAIME
A) “Duca di Capua”
Considerando che il Principe Carlo Maria (1938-2015) non fu il Capo e Pretendente di tale R. Casa NON avrebbe mai potuto conferire a Jaime il titolo (di ispirazione dinastica) di “Duca di Capua”. Un titolo, notiamolo, diminuito invece di quello storico di Principe di Capua. Il motivo è facilmente intuibile. Siccome si ritengono membri della Casa di Spagna, in questa l'unico con il titolo di "principe" è quello delle Asturie: l'erede al trono! Un altro tassello che dimostra la verità.
B) "Duca di Noto"
Anche nel caso del titolo di "Duca di Noto" preteso da Don Pedro in capo a Jaime, tale titolo non è giustificato, in quanto tale titolo era dinastico e spettava solo ed esclusivamente all'erede eventuale del Principe erede della Real Casa(***).
Ma siccome la linea linea primogenita di Carlo Tancredi (1870-1949), bisnonno di Pedro, non è però una linea dinastica, l'ordine di successione non è ammissibile.
Invece l'attuale Duca di Noto di diritto è S.A.R. Principe François di Borbone-Due Sicilie (n. 1960), figlio del detto Principe Antoine di Borbone-Due Sicilie, Duca di Calabria.
14) TITOLI CONCESSI DA DON CARLOS
I titoli nobiliari concessi dal compianto Infante Don Carlos sono riconosciuti ufficialmente in Spagna? Ad esempio quello di “Duca di Noto” e “Duca di Capua”? Allo stesso modo il citato Don Pedro de Borbón y de Borbón potrebbe concedere titoli validamente riconosciuti in Spagna?
15) I PRETESI DIRITTI ALLA CORONA DI FRANCIA
Fra le stupidaggine faziose che si leggono e che si dicono, i soliti noti pretendono inoltre che Don Pedro sia l'erede dei diritti al trono di Francia.
Ma perchè mai?
In base alle rinunce di Filippo V di Borbone per succedere a Carlo II di Spagna, in ossequio a quanto stabilito nel suo testamento, ed in base agli accordi internazionali del tempo, TUTTI i suoi discendenti hanno perso qualsiasi diritto al trono di Francia.
Comunque sia esiste inoltre fra i fondamentali della monarchia francese il principio del "vizio di peregrinità" (quando un principe abbandona il regno coll'intento di non farvi più ritorno perde ogni suo diritto di successione al trono e si considera come non più facente parte della casa reale e questo vale ovviamente anche per i suoi discendenti).
L'attuale capo della casa di Francia è S.A.R. Enrico di Orleans, conte di Parigi e nessun'altro. Così come lo sono stati i suoi predecessori legittimi dalla morte di Enrico V (conte di Chambord).
Ma il motivo di queste idiozie? Il neo (ovvero pseudo) legittimismo spagnolo.
16) LO PSEUDO LEGITTIMISMO SPAGNOLO
Esiste da molto in Spagna un orientamento neo-legittimismo (ovvero pseudo) tipico dei Bianchi di Spagna. Ovvero accettano la Legge salica; principio dell'indisponibilità della corona (le rinunce ai diritti dei discendenti non sono valide, come la rinuncia di Filippo V di Spagna al trono di Francia); necessità del solo matrimonio canonico cattolico e disconoscimento del matrimonio morganatico o impari; rifiuto del bisogno del regio assenso alle nozze), tutti princìpi in origine dovuti alla necessità di sanare la posizione dinastica del loro pretendente.
Ma tali criteri, oltre ad essere in netto disaccordo con le Leggi dinastiche borboniche, la prassi e le varie normative, sembra che attualmente in Spagna siano state seguite con metodi diseguali.
Infatti nel caso della fazione “alfonsina” questi criteri neo-legittimisti sono applicati alla lettera (la rinuncia di Carlo Tancredi del 1900 non sarebbe valida; non sarebbe occorso il regio assenso del Capo della R. Casa delle Due Sicilie e perfino mancata necessità del matrimonio fra pari, come nel caso del Principe Pedro (*1968), così come è stato per l’attuale re Felipe VI).
Ma allo stesso modo e per convenienza gli stessi princìpi pseudolegittimisti non sono invece riconosciuti ed applicati in Spagna per casi simili.
Ad esempio nel caso della discendenza di Jaime (1908-1975) duca di Segovia.
Eppure anche nel caso di questa linea vi furono: la rinuncia di Jaime ai suoi diritti, il suo matrimonio impari sarebbe valido per i diritti dei discendenti e non aveva bisogno dell’assenso del padre (Capo della R. Casa e Sovrano) alle sue nozze.
Ma allora in base a questi criteri del neo-legittimismo che hanno applicato per la linea di Carlo Tancredi, per analogia, allora tali perchè non li applicano anche per la linea dell'attuale Luigi Alfonso di Borbone-Dampierre (*1974), detto "Luigi XX"?
Ovviamente perchè NON convieniva alla Real Casa di Spagna.
17) LA VERITA' SULLA DISPUTA "DUOSICILIANA"
In realtà la disputa "duosiciliana" fu molto probabilmente una disputa spagnola/duosiciliana per allontanare da Juan di Barcellona uno scomodo altro candidato al trono e la sua linea.
Infatti si capisce così che dopo la restaurazione della monarchia operata da Franco (1947) e la situazione di rivalità fra i vari aspiranti al trono, dopo la morte di Carlo Tancredi (1949), suo genero Juan si dovette accordare con Alfonso Maria e convincerlo a dedicarsi solo alla successione duosiciliana.
Ma in che modo sarebbe stato possibile farlo? Ovviamente contestando la rinuncia di Carlo Tancredi del 1900 (il cd. "Atto di Cannes") e ignorando le altre leggi dinastiche duosiciliane
Infatti l'unico punto che poterono artificiosamente e capziosamente attaccare fu il cd. "atto di Cannes". Motivo? Volevano distrarre TUTTI dal vero problema.
Perchè il vero nodo gordiano che MAI si sarebbe potuto sciogliere era quello dell'obbligo dei Principi duosiciliani ad ottenere dal Capo della Real Casa delle Due Sicilie il sovrano beneplacito per contrarre matrimonio (ovvero dal Capo della loro R. Casa e Dinastia). Ovvero nel rispetto degli atti sovrani n. 2362 del 7 aprile 1829 e n. 3331 del 12 marzo 1836, MAI aboliti e parte integrante e sostanziale delle leggi dinastiche duosiciliane.
Ma la "fazione spagnola" si servì delle polemiche per far scoppiare la "disputa duosiciliana", sostenendo così Alfonso Maria verso pretese illegittime (in aperto e totale contrasto con le leggi dinastiche della R. Casa delle Due Sicilie) ed allontanando in questo modo (e definitivamente) un potenziale rivale al trono di Spagna (che Franco avrebbe potuto scegliere invece di Juan di Barcellona).
Ed in base a tale fondata supposizione è comprensibile capire anche i perchè di tutta la successiva politica di Juan Carlos nei confronti di questa linea. Fino all'"accordo di Napoli".
18) LE FALSE CONSEGUENZE DELL'ACCORDO DI NAPOLI (2014)
Con il cosiddetto "Accordo di Napoli" (la pace delle XIII ore) del gennaio 2014 vi fu SOLO una riconciliazione di carattere privato e familiare che non ebbe affatto valori ed effetti dinastici.
Infatti subito dopo entrambe le parti si affrettarono a precisare che: “…. there is no mentioning of any reference to the Headship of the Royal House of Bourbon Two Sicilies and that all allegations and inferences to that respect are without any foundation”.
Ecco le online tali precisazioni ufficiali di SAR il Duca di Castro e di Don Pedro in merito all'accordo privato familiare di Napoli, dove hanno ribadito entrambi che NON si tratta di un accordo di valore dinastico, ma solo privato e familiare! Tali documenti sono qui di seguito reperibili sui loro siti ufficiali! 
Interessante inoltre la rapidissima precisazione del 27 gennaio 2014 (due giorni dopo la diffusione del testo del Patto) con la quale il Balì del S.M.O. Costantiniano di San Giorgio (ramo spagnolo!) Duca Don Diego de Vargas Machuca, puntualizzò come tale Patto di Napoli:
“… pur rappresentando un interessante momento nella storia della Real Casa di Borbone delle Due Sicilie sotto il profilo umano e cristiano, non incida affatto sull’attuale assetto istituzionale della stessa Real Casa…”, e ribadendo come a Don Carlos spettassero il titolo di Duca di Calabria e la qualifica di Capo della Real Casa di Borbone delle Due Sicilie.
Di conseguenza, quindi concluse con: “… in ossequio, poi, al principio della primogenitura farnesiana, S.A.R. Don Carlos, continua detenere il Gran Magistero del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio”.
SAR il Duca di Castro fin da subito chiarì che NON si trattava affatto di far rientrare costoro nella Real Casa tali parenti e che nè erano stati definiti diritti dinastici, SOPRATTUTTO in merito connesso alla successione alla Dignità di Capo della Real Casa e di sovrano della Dinastia, così come SAR Carlo non riconobbe nessuna successione circa il Gran magistero degli Ordini della Real Casa, ed in primis quello del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio.
Qualche mese dopo, SAR il Duca di Castro (settembre 2014) si espresse di nuovo sulla vicenda, confermando che non vi è stata nessuna svolta epocale:
"Nell’occasione dell’Incontro, S.A.R. il Principe e Gran Maestro ha voluto anche chiarire la funzione dell’Atto di riconciliazione firmato a Napoli il 25 gennaio 2014 con i Cugini spagnoli. L’atto è una conciliazione di natura privata e familiare, che non ha alcuna incidenza sul Gran Magistero dell’Ordine Costantiniano o sulla titolarità del Capo della Real Casa di Borbone delle Due Sicilie."
http://www.ordinecostantiniano.it/incontro-collegiale-tra-…/
INVECE la solita fazione deviata usa questo accordo per alimentare le proprie bugie e considerare che SAR il Duca di Castro e Don Pedro agiscono insieme (anche in merito agli Ordini cavallereschi), così come che da tale accordo, visto che il Duca di Castro non ha eredi maschi, il suo successore dinastico sarebbe Don Pedro o il figlio Jaime.
Niente di più falso e bugiardo.
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Alla fine di tutto quanto esposto appare fin troppo lampante la situazione giuridica di Don Pedro e della sua linea e i molti punti oscuri.
A questo punto, ribadiamo, sarebbe molto bello se gli studiosi interessati alla vicenda, senza faziosità e con la massima onestà e sincerità, esprimessero serenamente i loro pareri.
Siamo qui per capire.
Vi ricordo infine il video del mio discorso tenuto nel CONVEGNO DI STUDI sulle "Leggi dinastiche, consuetudini e continuità della Casa Reale Borbone Due Sicilie". per la PRESENTAZIONE DELL'ANNO BORBONICO E DELLE DUE SICILIE per i 300 anni della nascita di Carlo di Borbone e per i 200 anni del Regno delle Due Sicilie, a cura del Movimento Neoborbonico
(dopo la messa celebrata da Don Luigi Castiello)
Napoli, 28 novembre 2015
Grazie a tutti
Giovanni Grimaldi



LINKS utili:

(*) all'epoca, S.A.R. il Principe Ferdinando Pio
("*") Atti Sovrani n. 2362 del 7 aprile 1829 e n. 3331 del 12 marzo 1836
(**) Atto Sovrano n. 594 del 4 gennaio 1817: Atto Sovrano, con cui gl'individui della Famiglia reale son rivestiti di corrispondenti titoli. Artt. 1 e 3
(***) Atto Sovrano n. 594 del 4 gennaio 1817: Atto Sovrano, con cui gl'individui della Famiglia reale son rivestiti di corrispondenti titoli. Artt. 2 e 3

mercoledì 23 marzo 2016

Il 17 marzo già passato di moda, l’unità d’Italia e i simboli borbonici



Chi se lo ricorda l’anniversario del 17 marzo? Quante associazioni ed enti hanno organizzato manifestazioni per celebrare questo giorno? Pochissimi, quasi nessuno. Eppure, cinque anni fa questa data venne strombazzata e ufficializzata come momento per ricordare l’unità d’Italia. Ma, si sa, cinque anni fa ricorreva il centocinquantenario della legge che nominava Vittorio Emanuele II re d’Italia per sé e i suoi eredi.
Tutto svanito, ora, nell’effimero delle mode celebrative dal sapore mediatico che non affondano nel sentire diffuso. Quest’anno, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, era in Camerun a parlare d’altro. Altri hanno rimosso la scelta del governo di allora che avrebbe voluto fare del 17 marzo ricorrenza fissa annuale. Ma la nostra Repubblica ha già il 2 giugno per ricordarne l’avvento e dare memoria alla Costituzione che ha, tra i suoi princìpi, quello dell’Italia “una e indivisibile”.
Il resto probabilmente è eccesso, per dare lustro e credibilità alla storia unitaria che, oltre i giudizi contrastanti, avverte il bisogno di continue riletture contro luoghi comuni e pregiudizi persistenti. Non è un caso, forse, che il 2011 abbia dato più impulso a diffuse curiosità su come la penisola divenne unica Nazione, soprattutto al Sud, che vigore all’identità unitaria. E’ evidente che quelle curiosità nascono dal bisogno di approfondire, oltre verità preconfezionate, anche le origini storiche di certi pregiudizi che ancora inquinano i rapporti tra italiani del Sud e quelli delle altre aree della penisola.

A chi spaventa la voglia di conoscenza, in ogni dettaglio e da ogni angolo visuale, della storia risorgimentale? A chi fanno paura simboli del passato, che richiamano solo l’avvicendarsi fisiologico di epoche? Le bandiere delle Due Sicilie sequestrate all’ingresso degli stadi, o lo spostamento dal balcone del Comune di Pimonte della stessa bandiera fanno pensare. A Pimonte, il sindaco Michele Palummo esibisce la bandiera della fu Nazione della Due Sicilie nel suo ufficio. Qualche giorno fa, la stessa bandiera fu affiancata a quella italiana fuori il balcone del Municipio.


Il prefetto Gerarda Pantalone l’ha fatto spostare, spiegando che la bandiera italiana non può essere associata a simboli di movimenti o associazioni politiche. E la bandiera delle Due Sicilie è stata sistemata altrove, anche se è simbolo storico d’identità meridionale. Proprio come la bandiera confederata nel Sud degli Stati Uniti che pure è consentito esporre negli edifici pubblici. Da noi permane la paura della storia e di pericoli secessionisti inesistenti e vietati dalla Costituzione. Pericoli che furono in passato del Nord e ritengo siano privi di fondamento al Sud.

I simboli politici di vari movimenti definiti “meridionalisti”, che proprio dal 2011 si sono moltiplicati a vista d’occhio, hanno varie simbologie. Lo dimostrano i logo dei tre partiti che si preparano ad appoggiare il sindaco uscente Luigi De Magistris alle prossime elezioni napoletane, tutti di ispirazione “meridionalista”, con storie differenti anche se comune matrice di lettura storica del passato meridionale. Il mondo di associazioni, movimenti, partiti cresciuti negli ultimi cinque anni è variegato. Non tutti sono convinti che l’approdo elettorale sia maturo.




 Luigi Di Fiore detto Gigi (Napoli, 2 gennaio 1960) è un giornalista e saggista napoletano. Oltre all'attività giornalistica, si dedica alla ricerca storica, soprattutto su due argomenti: la criminalità organizzata e la storia del Risorgimento italiano e del Mezzogiorno in generale, con attenzione alla fine del regno delle Due Sicilie e al brigantaggio post-unitario. Numerosissimi i premi ed i riconoscimenti per le opere che su questi temi ha pubblicato. Tra le tante opere ricordiamo: "Potere camorrista" (Age, Napoli); "Io Pasquale Galasso" (Tullio Pironti, Napoli); "1861-Pontelandolfo e Casalduni un massacro dimenticato" (Grimaldi & C., Napoli). Poi, con la Utet: "I vinti del Risorgimento" (Torino, 2004) e "La camorra e le sue storie" (Torino, 2005). Nel 2007, per Rizzoli, "Controstoria dell'unità d'Italia", "L'impero" nel 2008, "Gli ultimi giorni di Gaeta" nel 2010 e Controstoria della Liberazione nel 2012.
Le sue ultime fatiche sono "La Nazione napoletana. Controstorie borboniche e identità sudista" (UTET), e, ultimissima, "L'esilio del re Borbone nell'Italia dei Savoia" (Focus) 


martedì 22 marzo 2016

FERNANDO RICCARDI A CERRETO, PAESE NATALE DI COSIMO GIORDANO

Nella splendida cornice di CERRETO SANNITA che ha dato i natali al GUERRIERO SANNITA NAPOLITANO COSIMO GIORDANO, dove è passato il condottiero ANNIBALE e che fino al 1860 faceva parte della provincia di TERRA DI LAVORO sabato 2 aprile si terrà un convegno di altissimo livello,  di seguito un comunicato con la locandina in allegato e i riferimenti dell’evento.


ASSOCIAZIONE IDENTITARIA “ALTA TERRA DI LAVORO”


Sabato 2 aprile, a Cerreto Sannita, in provincia di Benevento, presso la Sala Convegni del Palazzo del Genio, alle ore 17.00, si terrà la presentazione del libro di Fernando Riccardi “Brigantaggio postunitario. Una storia tutta da scrivere”. L’evento è organizzato dall’amministrazione comunale di Cerreto Sannita, in collaborazione con l’Associazione Identitaria “Alta Terra di Lavoro”, con la Biblioteca del Sannio di Cerreto e con la Biblioteca Comunale di Atina. Dopo i saluti istituzionali del sindaco Pasquale Santagata e di Rosa Cofrancesco, Presidente della Biblioteca del Sannio, seguiranno gli interventi di Claudio Saltarelli, Presidente Associazione Identitaria “Alta Terra di Lavoro” e di Fernando Riccardi, giornalista, scrittore e autore del libro. Il pomeriggio sarà allietato dalle canzoni e dai suoni de “I Cantori in Terra di Lavoro” mentre saranno presenti in sala i pittoreschi figuranti de “I briganti Fontanavecchia di Casalduni”. L’occasione sarà particolarmente propizia per parlare, senza infingimenti né remore, del brigantaggio del periodo postunitario, un fenomeno che la vulgata storiografica dominante ha sempre trattato con glaciale distacco e con omertosa disinvoltura. E lo sarà ancora di più in un comune come Cerreto Sannita la cui amministrazione comunale sta per dedicare una piazza al valoroso brigante Cosimo Giordano, già soldato dell’esercito borbonico, che lì ebbe i natali nel 1839 e che, fatto prigioniero molti anni dopo che l’epopea brigantesca aveva esalato il suo ultimo respiro, fu condannato ai lavori forzati a vita da scontare nell’orrido bagno penale dell’isola di Favignana, in Sicilia, dove venne a mancare nel 1888. Il nome di Cosimo Giordano è intimamente legato ai fatti di Pontelandolfo e Casalduni, due luoghi simbolo del martirio subito dalle genti dell’ex regno napoletano nel nome di una unificazione che si rivelò ben presto una violenta ed inaudita aggressione “manu militari” e un atto di vera e propria colonizzazione, i cui deleteri effetti sono giunti tangibili fino ai giorni nostri.




lunedì 21 marzo 2016

PROGRAMMA DEL 46° INCONTRO TRADIZIONALISTA DI CIVITELLA DEL TRONTO


PROGRAMMA DEL 46° INCONTRO TRADIZIONALISTA 
DI CIVITELLA DEL TRONTO




Primo pomeriggio del 16 aprile. Arrivo a Civitella del Tronto e sistemazione negli alberghi prenotati.

Ore 16,30. Inizio del Convegno di Studi sotto la presidenza del prof. Paolo Caucci Von Sauken.



Programma del Convegno
La memoria storica delle Italie preunitarie. Il caso esemplare del Ducato di Modena. Dott.ssa Elena Bianchini Braglia

L’alternativa Napoli in un mondo in frantumi. Dott. Edoardo Vitale

La pubblicistica postunitaria negli ex Stati pontifici: una memoria ritrovata. Dott. Maurizio Di Giovine

La pubblicistica Napolitana nel cessato regno delle Due Sicilie: la memoria ritrovata. Dott. Vincenzo D’Amico

Vecchie e nuove interpretazioni del brigantaggio: la memoria ritrovata. Dott. Fernando Riccardi

Contemporaneità, memoria, attualità. Prof. Giovanni Turco


Nel corso del Convegno saranno presentate le ultime novità librarie.
Ore 20,00. Cena comunitaria presso l’Hotel Zunica. (Prezzo €. 30,00)
Domenica 17 aprile. Ore 9,30 Raduno dei partecipanti all’Incontro nella piazza Filippi Pepe da dove partirà un corteo per depositare una corona d’alloro al monumento voluto da Francesco I, re del regno delle Due Sicilie, in memoria del magg. Matteo Wade e di coloro che resistettero ai francesi nell’assedio del 1806. Al corteo parteciperà la Compagnia Tradizioni Teatine con gli abiti dell’Ottocento Abruzzese.
Ore 10,30 Salita alla Reale Fortezza dove sarà celebrata una Santa Messa per i Martiri della Tradizione. Nel corso della Santa Messa saranno ricordati gli amici che hanno partecipato ai precedenti incontri tradizionalisti di Civitella del Tronto e che hanno raggiunto la Patria Celeste.
Ore 12,00 Visita alla Reale Fortezza.
Ore 13,00 Pranzo dell’arrivederci presso l’Hotel Zunica. (Prezzo €. 35,00)


SISTEMAZIONE ALBERGHIERA
Hotel Zunica, Tel. 0861/91319 – fax 0861/918150
Camera singola: €. 55; doppia €. 70; tripla €. 90; quadrupla €. 100
Hotel Fortezza, Tel. 0861/91321 – fax 0861/918221
Camera singola: €. 37; doppia €. 48; tripla €. 65; quadrupla €. 70

venerdì 18 marzo 2016

17 MARZO, LA FESTA NON-FESTA

17 MARZO, LA FESTA NATA CON UN VIZIO DI FORMA CHE NON PUÒ  DECOLLARE
di Fernando Riccardi
una profonda verità dal grande Nicola Zitara

il massonico vessillo dello Stato risultante dalle conquiste risorgimentali, macchiato del sangue di tutti quelli che si opposero tentando difendere, ahimè senza successo, la loro Patria.




Il nostro amico Fernando Riccardi, giornalista e auto di libri di argomento storico di grande interesse, ci manda, e volentieri pubblichiamo, quasto suo pezzo scritto per la ricorrenza del 17 marzo.

CASSINO 17 MARZO 2016: Non tutti sanno, e la cosa è abbastanza singolare, che oggi 17 marzo, ricorre la "festa dell'unità d'Italia". Anzi, per essere più precisi, si tratta della "Giornata nazionale dell'Unità, della Costituzione, dell'inno e della bandiera" istituita conla legge n. 222 del 23 novembre 2012. 
il famigerato "tris"
La festa non è di quelle cerchiate con il pallino rosso sul calendario, per cui si tratta di un giorno lavorativo come tanti altri. E questo costituisce, di certo, un'altra curiosa anomalia,
Ma come, dopo 155 anni, ossia più di un secolo e mezzo, ci si ricorda di istituire la festa dell'unità d'Italia e non le si concede nemmeno la dignità di potersi vestire ed infiocchettare di rosso come il più elegante dei cadeaux? Cose da pazzi….
Eppure l'articolo 1, comma 3 di quella legge, così recita testualmente: "La Repubblica riconosce il giorno 17 marzo, data della proclamazione in Torino, nell'anno 1861, dell'Unità d'Italia quale 'Giornata dell'Unità nazionale, della Costituzione, dell'inno e della bandiera', allo scopo di ricordare e promuovere, nell'ambito di una didattica diffusa, i valori di cittadinanza, fondamento di una positiva convivenza civile, nonché di riaffermare e di consolidare l'identità nazionale attraverso il ricordo e la memoria civica".
una stampa d'epoca raffigurante Napoleone III e il "galantuomo" VEII stretti in un abbraccio fraterno

Proponimenti nobili ma che, per fortuna, vengono puntualmente disattesi.
Forse perché tale festa non è avvertita come tale?
Forse perché l'unità d'Italia fu conseguita in una maniera poco limpida e, diciamolo pure, truffaldina?
Forse perché, subito dopo l'unità, nella parte meridionale della Penisola infuriò violenta la rivolta brigantesca che assunse i toni drammatici di una vera e propria guerra civile, con italiani del nord che combattevano contro italiani del sud?
Forse perché quel plebiscito, escogitato dalla fervida mente del conte di Cavour, allo scopo di dare una 

Camillo Benso
legittimazione formale alla aggressione "manu militari" garibaldina prima e savoiarda dopo, e che si tenne il 21 ottobre del 1860, al tirar delle somme si rivelò un gigantesco imbroglio, come ormai da tutti riconosciuto?
Sarà quel che sarà (così cantavano parecchi anni fa "I Ricchi e Poveri"), fatto sta che quella festa di recente conio non è entrata affatto nel cuore degli italiani.
E sono convinto che non vi entrerà mai.
Anche perché oggi, come el resto ieri, parlare di "Italia unita" sembra più che altro la burla di un buontempone che si vuole divertire a rappresentare una realtà che non c'è, che non c'è mai stata e che mai ci sarà.
Troppe le sperequazioni, troppe le differenze, troppi i dislivelli tra le due parti di un Paese che non hanno mai avuto punti di contatto e che sono stati uniti solo, almeno sulla carta, con la forza bruta delle armi, con il raggiro e con la corruzione a suon di piastre turche.
Come quelle che utilizzò con grande generosità il prode Garibaldi per corrompere i vecchi ed imbelli generali borbonici,
Ma perché la festa, sia pure di serie B, è stata fissata proprio al 17 marzo? Perché quel giorno del lontano 1861 il parlamento italo-sabaudo (211 senatori, tutti di nonna regia, e 443 deputati: anche allora 

Apertura del Parlamento italiano, da "L'Illustratione, Journal Universel", 2 marzo 1861.
il consesso era sovrabbondante anziché no), radunatosi in seduta plenaria in quel di Torino, con la legge n. 4761, proclamava ufficialmente la nascita del Regno d'Italia.

Dimenticando che il candido vessillo con i gigli borbonici sventolava ancora sui bastioni della formidabile fortezza di Civitella del Tronto, vicino Teramo, in Abruzzo, dove un pugno di coraggiosi soldati napoletani resisteva strenuamente all'assedio piemontese, rifiutando qualsiasi intimazione di resa.
Civitella del Tronto, durante l'assedio
Solo tre giorni dopo, il 20 marzo, quel manipolo di combattenti, decideva di arrendersi alle bombe assai poco intelligenti (come già a Gaeta) del truce Cialdini.

Civitella del Tronto -Fronte d'attacco
E quando quei valorosi alzarono bandiera bianca il Regno d'Italia era nato già da tre giorni…

Vittorio Emanuele II (il "galantuomo")

Una piccola ma trascurabile anomalia che non impedì al re Vittorio Emanuele II (nella foto) di essere incoronato primo re d'Italia, riuscendo persino a far confusione (ma tale, in effetti non fu) con i numerali.
il "galantuomo"

Così come ininfluente risultò il fatto che tutti i comuni dell'Alta Terra di Lavoro, quella larga fascia che va da San Germano (oggi Cassino) fino a Sora, non partecipò alla farsa del plebiscito di cui sopra e, quindi, non votò per l'unità d'Italia.

Con tutte queste poco edificanti premesse poteva l'unità d'Italia essere coronata da successo?
In effetti, l'operazione andò a buon fine, ma il paziente si risvegliò direttamente all'altro mondo.
E allora che vuoi festeggiare… Si fa festa, forse, di fronte ad un lutto?


la pagina de "L'Inchiesta" del 17 marzo  su cui è pubblicato l'articolo del nostro Fernando