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mercoledì 27 maggio 2015

MARIA SOFIA DONNA, REGINA, GUERRIERA


Maria Sofia Amalia era nata il 4 ottobre del 1841 nel Castello di Passenhofen in Baviera dai Duchi Massimiliano von Wittelsbach e Ludovica, figlia del re di Baviera, Luigi I. 
Le cinque figlie del duca Max, le chiamavano da giovani die Wittelsbacher Schwestern, le sorelle Wittelsbach, portavamo tutte e cinque le treccie nere, ricondotte a giro appena al di sopra delle orecchie e sulla fronte, al modo delle contadine dello Oberbayern. Maria Sofia era la terza e somigliava molto alla sorella Elisabetta, la famosa Sissi, Imperatrice d’Austria. Era "alta, slanciata, dotata di bellissimi occhi di color azzurro-cupo e di una magnifica capigliatura castana; Maria Sofia aveva un portamento nobile ed insieme maniere molto graziose".

Aveva appena diciott’anni quando giunse a Bari il 1 febbraio 1859 per conoscere il giovane Duca di Calabria, Francesco, suo marito, erede di un Regno, il più esteso, ricco, il più bello di tutta la penisola italica.
“V’ ‘o ggiuro nnanz’ ‘e sante! Nn’ èramo nnammurate tuttuquante!” così Ferdinando Russo fa dire al suo “surdato ‘e Gaeta” ed effettivamente Maria Sofia, col suo fascino e la giovanile bellezza si attirò subito le simpatie di quanti la conobbero. Primo fra tutti fu il Re a rimanere favorevolmente impressionato dalla figura della nuorapoi i giovani cognati, la popolazione accorsa festante ad accoglierla, i soldati che, durante l’assedio di Gaeta, da lei ricevevano nuova energia per resistere ai colpi del nemico, e poi Gabriele D’AnnunzioMarcel ProustLeonardo Sciascia (che ne conservava una immagine nel suo studio) fino a quel Giovanni Ansaldo, allora giornalista del Corriere della Sera, che la intervistò ormai anziana, pochi mesi prima della morte.

Durante la guerra la regina visitò molti soldati nei campi di prigionieri cercando i "suoi" Napoletani. La regina parla correntemente italiano, appena qualche termine francese, ma di rado: e quelli se ne meravigliavano. E lei spiegava così: "Sono una signora, che conosce bene Napoli". Oppure: "Sono una signora, che imparò da giovane a parlare italiano".


un bellissimo ritratto della Regina, oggi al Museo Campano di Capua

La vita non fu tenera con Maria Sofia: la morte del suocero poco tempo dopo il suo arrivo nel Regno, la guerra, l’assedio, l’esilio, l’infame oltraggio da parte dei servizi segreti italiani, la morte della figlia, tanto desiderata, ad appena tre mesi dalla nascita, il nipote Rodolfo, primogenito della sorella, suicida a Mayerling con la sua compagna Maria
Lei seppe resistere a tutto questo e fino alla fine lottò per cambiare le cose, la sorella Elisabetta muore, accoltellata ed infine a questa illustre famiglia che aveva governato mezza Europa per cinquecento anni, tocca l'attentato di Sarajevo in cui muoiono l'arciduca Francesco Ferdinando, nipote di Francesco Giuseppe, cognato di Maria Sofia, e la moglie.
Morì ad 84 anni nella sua Monaco il 19 gennaio del 1925.
Il brano che segue risponde alla domanda di quale giudizio si facevano le donne contemporanee su Maria Sofia. “Da ogni parte d'Europa le giungevano testimonianze della stima e dell'ammirazione suscitata con la sua coraggiosa condotta, specialmente da parte di numerose donne che vedevano in lei l'esaltazione di un modello femminile che rompeva con gli schemi tradizionali”Maria Sofia aveva ricevuto a testimonianza e pegno di questa simpatia numerosi doni sottoscritti non solo dalle nobili dame dell'aristocrazia europea. Se non manca la statuina d'argento raffigurante Giovanna d'Arco inviatale dalle dame della Franca Contea, la richiesta delle nobildonne austriache all'imperatore perchè concedesse alla regina l'Ordine Militare di Maria Teresa, rigorosamente riservato ai combattenti distintisi per valore e tanti altri doni e onorificenze, non stupisce che anche un gruppo di operaie parigine le avessero inviato un messaggio di solidarietà sottoscritto in milleottocento.
Nell’anno in cui ricorrono i novant’anni dalla sua dipartita, l’Istituto di Ricerca Storica delle Due Sicilie  insieme con la Delegazione della Campania del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio e con la collaborazione dell’Istituto di Cultura Meridionale, vuole ricordarne la figura con un convegno dal titolo: MARIA SOFIA DONNA, REGINA, GUERRIERA che si svolgerà il giorno 5 giugno p.v.  alle ore 18,30, in Napoli, via Chiatamone 63, palazzo Arlotta.



mercoledì 20 maggio 2015

IL DIRITTO NATURALE COME FONDAMENTO

Dal nostro amico Gianni Turco riceviamo la locandina di questo interessantissimo convegno sul Diritto Naturale che si terrà a Napoli e vedrà, tra gli altri, anche la partecipazione del prof. Miguel Ayuso.



Ad Atina si parla di Brigantaggio postunitario con Fernando Riccardi

Il nostro infaticabile amico Claudio Saltarelli, presidente dell'Associazione Identitaria Alta Terra di Lavoro, ci invia e, volentieri, pubblichiamo l'annuncio della presentazione del libro


BRIGANTAGGIO POSTUNITARIO

una storia tutta da scrivere

del nostro amico Fernando Riccardi, "lo storico della porta accanto" come amichevolmente lo definisce proprio Claudio Saltarelli, nella splendida cornice del Palazzo Ducale di Atina (che già da solo merita il viaggio).

Vi aspettiamo numerosi


domenica 17 maggio 2015

UN MILIZIANO E LA SUA REGINA

Un confronto, anzi un incontro a due voci con un’unica precisa mission per rivisitare una pagina della nostra storia culturale e sociale di gente del Sud. Un Sud qual era il glorioso Regno delle Due Sicilie, che nella geografia politica ed economica tra secondo settecento - primo ottocento si classificava all’avanguardia nell’Europa dell’assolutismo illuminato della dinastia borbonica grazie alla politica sociale dello statuto ferdinandeo e alla forza militare di un esercito moderno e soprattutto di una flotta che era seconda solo all’Inghilterra. 
A fare da location all’incontro, 9 maggio 2015, è stato l’Hotel dei Cavalieri, Caserta, a pochi passi dalla Reggia vanvitelliana. Un incontro organizzato dalla FIDAPA, Associazione Internazionale Donne Professioni e Arti, presieduta da Raffaella Feola, e dall’Istituto di Ricerca Storica delle Due Sicilie, presieduto da Giovanni Salemi. Ha registrato la felice collaborazione e partecipazione di due associazioni diverse per la specificità dei soci, femminile la FIDAPA, maschile l’Istituto di Ricerca Storica, ma anche la centralità di un argomento che ieri come oggi coinvolge uomini e donne che lottano e si impegnano per la propria terra.


il tavolo dei relatori, da sin: il presidente dell'Istituto, Giovanni Salemi, la presidentessa della Fidapa, Raffaella Feola, i relatori, Fernando Riccardi e Ciro Pelliccio ed infine il moderatore Aldo Cobianchi

A motivare l’evento è stata la presentazione di un libro di grande interesse: ”Un miliziano di Sua Maestà”, autore Fulvio Izzo, peraltro assente per sopraggiunti motivi di famiglia.
  
Protagonista è il "miliziano" Angelo Insogna, ma a campeggiare con lui sullo scenario della storia c’è anche una donna coraggiosa e volitiva, Maria Sofia di Baviera, alla quale è legata l’ultima disperata difesa del Regno delle Due Sicilie.
 “Libro molto interessante, così lo definisce Giancarlo Rinaldi, componente di spicco dell’Istituto, condotto attraverso un’attenta ricerca d’archivio di alto livello, perché ci restituisce una figura inedita e inusuale, quella del militante politico Angelo Insogna, legittimista e rivoluzionario, e, in contemporanea, la battaglia politica e culturale della Regina Maria Sofia di Wittelsbach, consorte di re Francesco II di Borbone  e sorella di Elisabetta di Baviera imperatrice dì Austria”.
un'altra immagine della presentazione
Maria Sofia: una donna regina e soldato, alla quale la FIDAPA, già attenta alle battaglie delle donne con un precedente incontro pubblico sulle brigantesse, ha ancora una volta consacrato la sua attenzione per il contributo decisivo che esse hanno dato alla storia anche recente del nostro Paese. Basti pensare alle partigiane della Resistenza. E’ quanto ha sottolineato nel suo saluto introduttivo la presidente Feola, che ha aperto i lavori. 
Una storia quella del Sud che non va dimenticata e che è stata ripercorsa dall’intervento di Aldo Cobianchi, segretario nazionale S.I.deF., e dai relatori, Fernando Riccardi giornalista e scrittore, Ciro Pelliccio giornalista pubblicista.


una bella immagine del pubblico che ha assistito alla presentazione

Ma soprattutto una serata di cultura all’insegna dell’indimenticabile Maria Sofia, che, venuta dalla Baviera, fece di Napoli la sua terra e la difese senza riserve, partecipando personalmente ai combattimenti che segnarono la fine di un Regno. Le cronache la raccontano sugli spalti della fortezza di Gaeta ad incitare alla lotta i soldati, sostenendoli e assistendoli feriti negli ospedali. Donna fiera e fedele a quel trono dove era salita regina nel 1859 a soli 18 anni al fianco del ventitreenne Francesco II. E, dopo la caduta di Gaeta, donna e sposa in dignitoso esilio con lui, prima a Roma e poi in Baviera, dove moriva nel 1925. Poi ancor sempre  fedele, perché nel 1984 le sue spoglie ritornavano a Napoli, nella basilica di Santa Chiara, dove riposano i re e le regine del Regno delle Due Sicilie.  


Anna Giordano


ancora un'immagine della sala affollata

lunedì 11 maggio 2015

Isola Liri: Una messa per ricordare i “martiri” isolani del 1799

Iniziativa dell'Associazione “Alta Terra di Lavoro” presieduta da Claudio Saltarelli

Isola Liri


Il 12 maggio del 1799 le soldataglie francesi del generale Watrin, incalzate dall'armata sanfedista del cardinale Ruffo, fuggendo dal napoletano verso Roma, giunte ad Isola del Liri, trucidarono ben 537 persone tra cui 350 poveretti che avevano trovato rifugio nella chiesa di San Lorenzo. Fu un giorno terribile per Isola Liri, la graziosa città delle cascate. Di certo il più nefasto della sua lunga e gloriosa storia. Così annotava nel “Liber Mortuorum” l'arciprete-canonico Nicolucci: “Tutto devastò, tutto rapì il nemico: non scamparono al bottino né greggi, né armenti; non sopravvisse uomo; non vi fu donna, ancorché fanciulla, non contaminata dalla violenza dei soldati; quegli empi profanarono gli altari e lo cose più sacre”. L'atroce carneficina andò avanti per due giorni interi. I guasti più spaventosi i giacobini li compirono nella chiesa di San Lorenzo dove si scorgevano, come scrive Benedetto Fornari, “centinaia di corpi decapitati o infilzati già in via di decomposizione; cadaverini di bimbi ricaduti sugli altari dopo essere stati violentemente scagliati contro le pareti; vetrate in frantumi e porte fracassate, danni ingenti alla costruzione, agli arredi e alle suppellettili: ovunque i segni dell'odio, della razzia, della profanazione”. 

la Chiesa di San Lorenzo

La chiesa di San Lorenzo fu così devastata che potè essere riaperta alla pratica del culto solo a Natale. Senza considerare la rovina, le macerie e i roghi che si vedevano ovunque nella città. I cronisti dell'epoca raccontano che il sangue delle vittime era così copioso da colorare di rosso il fiume Liri. Nel 1899, a cent'anni di distanza dall'eccidio, la municipalità isolana collocò nella chiesa di San Lorenzo, sulla parete di destra rispetto alla porta d'ingresso, una epigrafe marmorea a ricordo dell'infausto evento. 



Da quel giorno, salvo sporadiche e quasi carbonare rievocazioni, su un evento così drammatico è calata, fitta ed impenetrabile, la nebbia dell'oblio. Sui libri di storia, inspiegabilmente, non c'è spazio per la tragedia di Isola del Liri: eppure in quel drammatico 12 maggio 1799, giorno di Pentecoste, trovarono la morte tanti poveri innocenti. Un'altra grande ingiustizia della nostra storia alla quale è doveroso porre rimedio. Anche perché ricordare significa soprattutto non dimenticare. Ed è proprio questo lo scopo dell'evento organizzato dall'Associazione Identitaria “Alta Terra di Lavoro”, presieduta dall'infaticabile Claudio Saltarelli, sabato 23 maggio, ad Isola del Liri. Nella chiesa di San Lorenzo, luogo dell'eccidio, alle ore 17.00, sara celebrata una messa per commemorare le vittime della ferocia giacobina del 1799. Il rito sarà officiato da don Mario Branca. Alla fine della messa, dopo una breve ricostruzione storica dei drammatici eventi, sarà possibile visitare i luoghi che videro consumarsi l'immane ma, ahimè, poco conosciuta tragedia. Per informazioni, prenotazioni e quant'altro ci si può rivolgere al Presidente Claudio Saltarelli (339.1699422) oppure inviando una mail a info@claudiosaltarelli.it

venerdì 1 maggio 2015

PROSSIMI APPUNTAMENTI: TRE - NAPOLI 5 GIUGNO 2015




NAPOLI: Ricorrendo quest'anno il XC Anniversario della morte della Regina Maria Sofia, venerdì 5 Maggio, ore 18,00 a Napoli, presso l'Istituto di Cultura Meridionale, Palazzo Arlotta, via Chiatamone 63, il nostro Istituto in collaborazione con la Delegazione per Napoli e Campania del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio e con lo stesso Istituto di Cultura Meridionale, organizza un convegno dal titolo:

MARIA SOFIA, DONNA REGINA GUERRIERA





PROSSIMI APPUNTAMENTI: DUE - CAPUA VENERDI 15 MAGGIO 2015


CAPUA, venerdì 15 maggio p.v. alle ore 18,30, presso la libreria Ex Libris in palazzo Lanza, via Gran Priorato di Malta 25, l’Istituto di Ricerca Storica delle Due Sicilie  ha organizzato una riunione per smentire la favoletta dell'esercito "di Francischiello" ricordando una azione di guerra che fu condotta valorosamente da Reparti regolari dell’Esercito del Regno delle Due Sicilie, nel corso della campagna di guerra  del 1848 in territorio  lombardo al fianco dell’Esercito del Regno di Sardegna.

Illustreranno l’evento:

dott. Fernando Riccardi, giornalista e scrittore
dott. Francesco Maurizio Di Giovine, autore di molte pubblica-zioni riferite al Regno delle Due Sicilie.
dott. Dott. Roberto Della Rocca, giornalista e ricercatore  storico.

la locandina dell'evento

PROSSIMI APPUNTAMENTI: UNO - CASERTA SABATO 9 MAGGIO


CASERTA - Siamo lieti di annunciare che, insieme con la FIDAPA di Caserta, sabato 9 maggio 2015, alle ore 18, presso l'elegante e centrale Hotel dei Cavalieri, sarà presentato i l'ultimo libro di Fulvio Izzo.
dal sito dell'editore, riprendiamo la seguente descrizione:
“[...] Per duemila anni l’Italia ha portato in sé un’idea universale capace di riunire il mondo [...]: l’idea dell’unione di tutto il mondo, da principio quella romana antica, poi la papale [...] Che cosa è venuto al posto [di questa idea universale], per che cosa possiamo congratularci con l’Italia, che cosa ha ottenuto di meglio dopo la diplomazia del conte di Cavour? E sorto un piccolo regno unito di second’ordine, che ha perduto qualsiasi pretesa di valore mondiale, cedendola al più logoro principio borghese [...] un regno soddisfatto della sua unità, che non significa letteralmente nulla, un’unità meccanica e non spirituale [...] e per di più pieno di debiti non pagati e soprattutto soddisfatto del suo essere un regno di second’ordine. [...] Ecco la creazione del conte di Cavour!”
la locandina dell'evento
Questi pensieri perentori affidati da Fëdor Dostoevskij al proprio diario erano affini a quelli che fervevano in Angelo Insogna, il quale non li stendeva su carta ma vi tendeva con la sua pratica di congiurato legittimista: per legittimare la congiura della propria esistenza, di venturiero di Solidea. La lealtà fu l’insegna e la “grande passione” di Insogna. Lealtà e devozione verso il suo re, Francesco II di Borbone, l’ultimo sovrano di Napoli perduto dall’invasione savoina. Lealtà e ammirazione verso la sua regina, Maria Sofia di Wittelsbach, questa donna straordinaria, fiera e indomita, coraggiosa e schietta come un uomo d’arme. Difficile non provare ammirazione per lei, che nell’assedio di Gaeta si esponeva dove più infuriava il pericolo, sfidando a propria volta la fortuna per costringere questa a vergognarsi di averla precipitata nel disastro.
Maria Sofia fu incendiata per tutta la vita dal dèmone della vendetta. Ferma vendetta ella voleva trarre dei piemontesi usurpatori. A ogni costo. Anche a costo di dettare l’alleanza con il nemico ideologico: con i socialisti, con gli anarchici che pur le avevano ucciso Sissi, l’amata sorella. Senza pregiudizio, con tutti i mezzi. Anche la pistola di Gaetano Bresci, cui lei armò la mano. Se il miliziano Insogna intrecciava con il nemico del nemico la trama, Maria Sofia tendeva l’orditura per incrociarvela: a formare quel tessuto, delP’insorgimento’ dei popoli italiani meridionali contro il risorgimento savoino, che era una sorta di “disintegrazione del sistema” ante litteram.
Lo nota con sicuro disincanto Fulvio Izzo, che nella sua opera ci restituisce, disegnandoli con rigore documentale e interpretandoli con prezioso acume, tutti i casi di quell’incomune, inaudita avventura politica. Non sono i valori del ‘Risorgimento’ nazionale a spirare da queste pagine, la cui scrittura si ispira, invece, alle dignità feudali che qui insorgono come risorgive della sovranità naturale, pure risorgenze del rango, al contempo fiero e ferino, incarnato dalla Regina e dallo Scudiero. [Anna K. Valerio]