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giovedì 24 dicembre 2015

18 dicembre, presso l’Ospedale G. Moscati di Aversa




AVERSA: Nel pomeriggio di venerdì 18 dicembre, a partire dalle 16, la Delegazione per la Campania dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio, tenendo fede ai suoi nobili principi di attività nelle opere di Assistenza Sociale e Ospedaliera, e nella prossimità  delle festività natalizie, ha deciso di vivere dei momenti di gioia e serenità accanto a persone meno fortunate in quanto degenti, ovvero bisognosi.
una bella foto del Marchese Pierluigi Sanfelice di Bagnoli con i piccoli pazienti

 In virtù di ciò, presso il Reparto di Pediatria del Presidio Ospedaliero G. Moscati di Aversa diretto dal Prof. Domenico Perri, alcuni Cavalieri Costantiniani incontrano i bambini ricoverati cercando di trasmettere sentimenti di gioia, serenità e speranza, proprio come insegnato da nostro Signore, allietati anche da canti e musiche e con la presenza di personaggi in maschere natalizie.

Nell’occasione si fa dono di un televisore 32” Philips HD Led da collocare nella sala malattie rare del medesimo reparto di pediatria.
un altro bel moneto con i piccoli "ospiti"

Al termine i Cavalieri dell’Ordine visitano la Caritas di Aversa, dove, con lo stesso spirito di fratellanza e carità, si donano ai bimbi giocattoli e si consegnano generi alimentari e medicinali di primo intervento.


Partecipa a questa nobile occasione Don Carmine Schiavone, direttore del Centro Caritas, il responsabile del servizio immigrazione e tutti i volontari del centro e i Cavalieri dell’Ordine Costantiniano.

Hanno contribuito ad organizzare questo servizio di solidarietà cristiana il Delegato Marchese Pierluigi Sanfelice di Bagnoli e il responsabile di Caserta, Cavaliere Francesco Salemi, oltre ai Cavalieri Adolfo Donatiello e Luigi Roma.

il Marchese Sanfelice mentre consegna alcuni doni

martedì 22 dicembre 2015

A proposito di Austria e di Autonomia trentina

Di seguito pubblichiamo l’articolo prodotto dal Prof. Dr. Everton Altmayer, al quale vanno i ringraziamenti della redazione: Spesso leggiamo o sentiamo certe esternazioni o interpretazioni di fatti legati alla storia del territorio di Trento secondo la visione di una ricostruita storiografia ‘ad hoc’ trentina, in certo modo “utile” alla diffusione di certi miti nazionali (o nazionalisti) che giustificano l’appartenenza attuale del territorio meridionale tirolese all’interno dello stato italiano o il discorso “anti-autonomista” di certi gruppi politici. Sono gli argomenti del tipo “Qui si parlava l’italiano e la gente voleva restare con l’Italia”, “Il principato era terra di lingua italiana e non tirolese”, “Nostri soldati furono poveri italiani nelle file dell’esercito austro-ungarico”.

il link all'articolo originale

Sono queste faziosità che rendono difficili le relazioni di Trento verso nord, con il mondo al quale la storia tridentina è testimone dell’appartenenza volontaria. Ma come sarebbe possibile uno stato così all’interno del Reichkreis (Circolo Imperiale) austriaco, territorio diretto degli Asburgo nel Sacro Impero e Trento lo sarà già nel 1363 con le vicende di Margherita di Tirolo e Leopoldo d’Asburgo quando tutto il territorio della contea con i principati (Confoederatio Tirolensis) diventa terra legata al ducato degli Asburgo e perciò giurisdizione diretta della Casa d’Austria. Tale unione verrà confermata nel 1511, nel 1815 e nel 1866 e Trento sara legata al Reichkreis austriaco fino al 1918, perché sono stati gli Asburgo a garantire la sovranità dei principi-vescovi, legittimi Signori.
Contro Venezia nel 16. secolo il territorio di Rovereto venne difeso dalle armi austriache e dai volontari Schützen legati al Principato di Trento. Il Landlibell aveva stabilito che la difesa territoriale tirolese veniva fatta su richiesta del Principe-Vescovo di Trento. Si può dire senza nessun timore di errore che senza Trento e la sua politica legata al mondo germanico non sarebbe possibile una regione storica del Tirolo (non dimentichiamo l’antichissima ‘volontà’ bavarese di annessione).
Nel 1339, quando il re di Boemia Johann dona ai vescovi di Trento l’uso dello stemma con l’aquila di San Venceslao, sul documento si legge a chi erano legati i vescovi del principato:
“Giovanni per grazia di Dio re di Boemia e Conte del Lussemburgo a tutti ed in perpetuo. La sublimità della magnificenza reale ci convince che coloro i quali con la prova delle loro azioni si rendono a noi graditi, debbano a loro volta conseguire per sé e per i loro la grazia del Nostro favore in una ricompensa da valere per sempre. Perciò, avendoci il  venerabile Padre in Cristo il Signor Nicolò, Vescovo di Trento, nostro carissimo amico, dichiarato che la sua Chiesa al presente non ha alcuno stemma col quale in tempi di necessità, i nobili ministeriali, i soldati e i vassalli, suoi e della predetta sua Chiesa, possano fregiarsi ed issare sui vessilli […]. Perciò, col tenore del presente atto, vogliamo notificare a coloro che vivono nel presente e a coloro che vivranno nel futuro che, accettando con affetto benigno come giusta e ragionevole la richiesta del ricordato Signor Vescovo, in nome di Dio diamo, concediamo e doniamo a lui ed ai venerabili suoi successori, i Vescovi di Trento, come pure alla Chiesa Tridentina, il predetto invittissimo stemma dello stesso S. Venceslao, riprodotto in calce a questo nostro atto di privilegio perché possa essere in possesso e usato dallo stesso Vescovo     e dai predetti successori, i Vescovi di Trento, nel presente e trasmesso in perpetuo per il futuro. Siccome poi la medesima Chiesa Tridentina e esposta alle incursioni dei nemici, come alla freccia il bersaglio, e per questo i suoi rettori, i Vescovi di Trento, in passato furono afflitti dalla violenza di varie ingiustizie da parte di nobili e potenti confinanti, sinceramente promettiamo, sia per il diritto di avvocazia, sia in forza dello stemma predetto, intervenendo noi, i nostri eredi e successori,   gli illustri Duchi della Carinzia e i Conti del Tirolo, di conservare e con l’aiuto di Dio di difendere degnamente in futuro il ricordato Signor Vescovo nei suoi diritti, dignità e immunità contro ogni impresa e gravame venente da costoro.”

Il decreto del Re Giovanni di Boemia.
L’Ordinamento della Contea Principesca del Tirolo (“Begriff der Fürstlichen Graffschaft Tirol”) è un testo scritto in tedesco (lingua storica anche della zona tridentina), firmato nel 26 aprile 1532 e che stabilisce, descrive e fissa i confini del territorio conosciuto come “Tirol”. Il documento venne organizzato e firmato dall’Imperatore Ferdinando d’Asburgo (Alcalá, 1503 – Vienna, 1564) e da Bernardo Clesio (Cles, 1485 – Brixen, 1539), principe-vescovo di Trento e cardinale, uno degli organizzatori del Concilio di Trento, oppositore della riforma protestante e della “Guerra rustica” guidata da Michael Gaismayr. Bernardo Clesio (anche Bernhard von Glöss) fu un grande mecenate dell’arte italiana, persona colta e consigliere dell’Imperatore Carlo d’Asburgo. L’ordinamento del 1532 venne confermato con il “New Reformierte Landsordnung der Fürstlichen Grafschafft Tirol” (Nuovo Ordinamento della Contea Principesca del Tirolo) pubblicato nel 1574.


Principe-vescovo di Trento Bernardo Clesio
La traduzione del testo in italiano sarebbe:
“Cap. XXVIII – Estenzione della Contea Principesca del Tirolo
Questo ordinamento stabilisce per il Land di questa nostra Contea principesca del Tirolo che tutti debbano conoscere quale sia l’estensione della contea e debbano comprendere questo ordinamento. Abbiamo così sanato i giusti confini e giurisdizioni affinché questa Contea del Tirolo sia distinta dagli altri Länder e essa sia attualmente delimitata secondo   quanto qui fissato, stabilito e descritto. Infatti: la Signoria di Rovereto, Brentonico ed Avio con le loro pertinenze, il paese situato lungo l’Adige oltre Trento e le altre località delle zone del Garda situate verso Trento, Riva e Castel Penede con le loro pertinenze ed inoltre ciò che appartiene alla Casa di Dio [Diocesi/Capitolo] cioè le Giudicarie con la Val Rendena verso Brescia ed il Ducato di Milano; la Contea di Arco, le signorie di Lodron, della Val di Gresta e di Nomi; la Val Venosta fino ai suoi confini del Wormser Joch [Passo Stelvio] verso il Grau Bund [Canton Grigioni] con tutti gli altri territori di confine verso i Grigioni e la Confederazione  [Svizzera] sui quali si estende la nostra giurisdizione. Ad oriente le terre di confine [Primiero] con la Valsugana e la chiusa di Covelo e gli antichi confini fino a Buchenstein [Livinallongo] e verso Heunfels [Cortina d’Ampezzo] compresa la Contea di Lienz e non oltre. Inoltre le     giurisdizioni di Rattenberg, Kufstein e Kitzbühel con le Marche situate verso la Baviera; le zone dell’Oberthalben e dell’Ehrenberg verso Tannheim e Füssen e le Marche verso la Svevia; queste marche con tutti i loro territori, che ci appartengono dall’antichità.
Cap. XXIX – Eccezioni alla validità dell’ordinamento del Land
Rimangono tuttavia in vigore gli statuti delle tre Signorie di Rattenberg,  Kufstein e Kitzbühel, quelli dei territori del confine italiano [Rovereto] e quelli delle altre terre con giurisdizione.”

Interessanti anche alcuni toponimi presenti sul documento: Rovoreit = Rovereto, Brantoni = Brentonico, Avÿ = Avio, Triennde = Trento , Gartsee = Lago di Garda, Reiff = Riva, Schloss Penede = Castel Penede, Judiicarei = Giudicarie, Randena = Rendena , Press = Brescia, Mayland = Milano, Arch = Arco, Lodron = Lodron, Agrest = Gresta (sulla pubblicazione del 1574 come Grest), Numy = Nomi, Vinschgew = Vinschgau, Val Venosta, Wormbser Joch = Wormser Joch, Passo Stelvio,  Grawen Pündter (> Grau Pündt) = Graubünden, Grigioni, Aidgenossen = Confederazione [Helvetia, Svizzera], “das ander Confin” = corrisponde al Primiero (Primör in tante carte antiche), Thale Valzian = Valsugana (non appare sulla pubblicazione del 1574), Clausen Kofel = Chiusa di Covelo (non appare sulla pubblicazione del 1574), Pewtelstain = Buchenstein, Livinallongo, Heünfels = Haydn, Cortina d’Ampezzo, Lüenz = Lienz (in ladino Lienza), Radtemberg = Rattenberg, Küfstain = Kufstein, Kitzpühel = Kitzbühel, Bayern = Bayern, Baviera (sulla pubblicazione del 1574 come Bayrn), Oberthalben = Oberthalben, Eerenberg = Ehrenberg, Thanhaim = Tannheim, Füssen = Füssen, Schwaben = Svevia, Wälschen Confinen = corrisponde all’area di Rovereto .
Ordinamento della Contea Principesca del Tirolo (1532).
L’Aquila Tirolensis del 16. secolo presenta gli stemmi austriaco e tirolese uniti, e quelli delle città di Arco (Arch), Bolzano (Bozen), Bruneck (Brunico), Brixen (Bressanone), Clausen (Chiusa), Glurns (Glorenza), Hall, Innsbruck, Kitzbühel, Kufstein, Lienz, Meran (Merano), Rattenberg, Riva (Reif), Rovereto (Rofreit), Sterzingen, Trento (Trient) e Schwaz. Ci sono ancora lo stemma dei duchi d’Austria unito a quello del Tirolo, con l’aquila rossa molto simile a quella di Trento. La somiglianza tra l’aquila del Tirolo e quella di San Venceslao non sarà casuale e ne esiste un’interessante spiegazione sul dipinto dell’Aquila Tirolensis (16. secolo) e, di conseguenza, sulle origini dell’aquila tirolese della carta.
“Arciduca Maximilian der Deütschmeister della casa degli Habsburg. Agli inizi del 17. secolo l’arciduca Maximilian der Deütschmeister incaricò Mathias Burgklehner di compilare la mappa del Tirolo. Burglehner  presentò in Aprile del 1608, lo schiszo della mappa all Arciduca terminandola nel 1609. Fu po dato l’incarico di incidere su rame la medesima in 12 copie. Il lavoro fu fatto dal incisore accreditato Hans Rogl e costo 380 Florin. La carta rappresenta un’aquila ad ali aperte (stemma di Trento) e su tutto il corpo, ali e coda è disegnata la regione del Tirol e porta la scritta: OPUS MATTHIAE BURGKLEHNER Y.U.C. DAVID ZIGL SCALPSIT OENIPONTI MDCIX”.
La carta “Comitatus Tirolis, Graffschaft Tirol” (1649) di Merian ‘il Vecchio’, con lo stemma del Tirolo sulla carta e lo stemma austriaco sul nome della carta.

La carta “Comitatus Tirolis, Graffschaft Tirol” (1649) di Merian ‘il Vecchio’, con lo stemma del Tirolo sulla carta e lo stemma austriaco sul nome della carta.
Comitatus Tirolis, Graffschaft Tirol (1649).
Del 1678, abbiamo la carta “Die Firstlich Graffschaft Tyrol” di Brandis, una carta della regione tirolese compresse le terre amministrate dai vescovi di Trento e Brixen, e la valle del Ziller (del vescovo di Salisburgo). Si vedono gli stemmi austriaco e tirolese uniti.
Die Firstlich Graffschaft Tyrol (1678).
Carta del territorio tirolese con Trento e Bressanone.
Dettaglio della carta di Merian (1649) con lo stemma austriaco.
Dettaglio della Carta di Brandis (1678) con lo stemma austriaco.
Se tutto il territorio tirolese non fosse unito all’interno del dominio asburgico austriaco, non sarebbe possibile pubblicare la carta di tutta la regione con gli stemmi uniti. 
Il Reichkreis Austriaco (in rosso), unito alle giurisdizioni dei vescovi di Trento, Bressanone e Salisburgo.
Dettaglio di un tamburo di una compagnia di bersaglieri tirolesi (Schützen) del principato tridentino con lo stemma austriaco (18. secolo).
Documento austriaco nel periodo dell’insorgenza tirolese del 1809.

lunedì 21 dicembre 2015

Celebrazione Eucaristica per gli ultimi Sovrani del Regno delle Due Sicilie



Per ricordare con una Celebrazione Eucaristica i nostri ultimi Sovrani, Francesco e Maria Sofia, l'Istituto di Ricerca Storica delle Due Sicilie ha scelto una Chiesa molto suggestiva, la Chiesa di S. Maria delle Grazie nel borgo de La Vaccheria, dove nel periodo natalizio per iniziativa della pro-loco, giunto quest'anno alla XVII edizione, si svolge il bellissimo   Presepe Vivente dell ‘700 Napoletano.

Il Presepe Vivente si sviluppa su un percorso di circa due chilometri attraverso le vie del borgo della Vaccheria ed il bosco adiacente, ai lati del quale vengono ricreate scene, ambienti e visioni bibliche, alcune delle quali apocrife ma opportunamente studiate e acquisite dalla tradizione napoletana coinvolgendo ogni visitatore in un'avventura scenografica senza precedenti.
un'immagine del Presepe Vivente del '700 
Il nucleo più antico del borgo della Vaccheria si sviluppò intorno al casino poi definito "vecchio", abbandonato dal Re Ferdinando dopo la morte del figlio Carlo Tito, nel 1778. L'aspetto dell'edificio e' quello di un'aristocratica dimora di campagna, con stalle per l'allevamento del bestiame.

 Nella piazza del borgo fu eretta la chiesa di S. Maria delle Grazie, su progetto di Collecini portato a termine dall'architetto Patturelli, per soddisfare le esigenze religiose degli abitanti del quartiere che, prima della rivoluzione del 1799, lavoravano nella fabbrica di calze situata nell'edificio. L'inaugurazione avvenne il 2 luglio 1805 con grandi festeggiamenti che si protrassero per otto giorni e culminarono con un concerto diretto da paisiello. La facciata di tufo a blocchi squadrati  in stile neogotico, con richiami all'architettura normanna siciliana.

Nella pala dell'altare maggiore  rappresentata la veduta della colonia di San Leucio con il belvedere e i quartieri operai. L'opera  di pietro saia e risale al 1805. A partire dalla piazza della Vaccheria si sviluppa il quartiere della Madonna delle Grazie, in origine adibito a canetteria e ad abitazione dei guardiacaccia e poi destinato ai lavoratori della fabbrica di calze.  L'impianto progettuale richiama le case a schiera di San Leucio, pur con una maggiore semplicit delle caratteristiche formali. Adiacente alla chiesa, sorge il fabbricato detto della "Vaccheria" realizzato a croce latina nel 1774-75 per ospitare le vacche di sardegna, poi trasformato in fabbrica di tessuti di cotone nel 1826-27.

Per informazioni sul Presepe Vivente del '700 Napoletano a la Vaccheria:
“Pro Loco L’Antico borgo di Vaccheria”, via Fergola, 3  Caserta, Fraz. Vaccheria
prolocovaccheria@yahoo.it   tel.: 327 7908668 - 338 8283690

San Giorgio a Cremano: intitolata una strada ai Martiri di Pietrarsa

Era il 6 agosto 1863 quando gli operai asserragliati nell’opificio al confine con Napoli vennero attaccati dalle truppe sabaude del neonato Regno d’Italia. Oggi a quegli operai viene finalmente  intitolata una strada che costeggia la stazione ferroviaria.









Dal sito di identità insorgenti pubblichiamo questo resoconto della bella ed importante cerimonia che si è tenuta a San Giorgio a Cremano

il link all'articolo originale



VIA MARTIRI DI PIETRARSA / A San Giorgio a Cremano, nel segno della verità

Targa dedicata ai Martiri di Pietrarsa a San Giorgio a Cremano (foto dell'articolo originario)

Giustizia è fatta, e si comincia da San Giorgio a Cremano a ricordare ciò che questa nostra terra seppe esprimere, e non solo in termini di produttività, ma anche dal punto di vista di quello che fu il sacrificio umano.

Per chi non lo sapesse il 6 Agosto 1863, sotto il fuoco sabaudo, perirono 7 operai, (ma in realtà ne furono molti di più) che si permisero di contestare la delocalizzazione di macchinari ed energie produttive da Pietrarsa a quel “triangolo industriale” made in nord, che di fatto segnò la fine di ogni concezione avveniristica, per il meridione dell’appena nato Regno d’Italia.
Ed è certamente singolare vedere quella “targa” che li ricorda, sotto una bandiera tricolore che la ricopre; un beffardo scherzo del destino, quello di vedere avvolto nel vessillo dei carnefici, quella frase che ricorda il martirio di un popolo che aveva una sua indipendenza, ma soprattutto una sua “patria”, nel significato più onesto del termine.

Il Sindaco di San Giorgio, Giorgio Zinno, ha avuto l’onestà intellettuale di regalare un pezzo di storia “vera” ai suoi concittadini, presiedendo ad un evento che partendo da Villa Bruno, con i relatori  Gigi Di Fiore, Marco Esposito, Aldo Vella e Vincenzo Gulì, si è poi districato verso le strade cittadine ed in quella ex Via Ferrovia, poi divenuta appunto Via Martiri di Pietrarsa.

il tavolo dei relatori con l'assessore De Martino ed il Sindaco Giorgio Zinno
Prima parte dedicata agli interventi dell’assessore De Martino che ha ribadito il suo impegno nel solco dello studio di una storia che molti ancora non conoscono. Sono poi intervenuti Gigi Di Fiore che ha parlato della storia dell’opificio di Pietrarsa e del suo declino dopo l’invasione piemontese. Aldo Vella (ex sindaco di San Giorgio) ha ricordato l’evento teatrale da lui scritto di cui sono stati recitati alcuni brani dagli attori Capasso e Caruso, ed il Prof. Gulì, ha poi riassunto quella che fu la storia del Regno delle Due Sicilie.


Marco Esposito del Movimento Unione Mediterranea ha poi  fotografato alcune decisioni dei vari governi che si sono succeduti dal 2011 in poi è che hanno penalizzato il sud. Ha concluso il sindaco Giorgio Zinno che ha voluto ringraziare chi per primo volle organizzare un evento che smosso le coscienze, Libera D’Angelo e Francesco Menna. Ha anche sollecitato le varie organizzazioni meridionaliste a svolgere un lavoro più unitario che, al di là delle molte sigle, sappia produrre una vera azione meridionalista.
I problemi del meridione sono tanti, e non sarà certo la toponomastica a risolverli, ma un’azione culturale ed intellettuale mirata, che partendo da questi tasselli,  potrà finalmente porre le basi per un popolo unito, consapevole, ma soprattutto cosciente di sè, elementi che oggi necessitano più che mai.


Alberto Guarino.


clicca qui per vedere l'intervento dell'arch. Aldo Vella

clicca qui per vedere l'intervento di Gigi Di Fiore


patrioti sventolanti la nostra bandiera


il primo brano recitato dai bravissimi attori Capasso e Caruso

il secondo brano recitato dai bravissimi attori Capasso e Caruso


Nicola Amore all'epoca Questore di Napoli


Dopo due mesi dall’eccidio di Pietrarsa, altri 262 operai furono licenziati; dodici anni dopo, nel 1873, i lavoratori divennero 100 dai 1.050 che erano prima di quel maledetto 1863. Segni di una storia che si concluderà impietosamente, nella prima metà del Novecento, con la chiusura della fabbrica. 

venerdì 18 dicembre 2015

AUGURI 2015




Anche questa volta attraverso i versi di Sant'Alfonso Maria de' Liguori inviamo ai soci, ai simpatizzanti, ai semplici curiosi, agli amici ed anche ai nemici i nostri migliori auguri per le SS. Feste.



…Nennillo mio, Tu si' sole d 'ammore,
Faje luce e scarfe pure 'o peccatore
Quanno è tutto
niro e brutto
Comm'a pece, tanno cchiù
Lo tiene mente,
E 'o faje arreventà bello e sbrannente…

S. Alfonso Maria de' Liguori - "Quanno Nascette Ninno"



AUGURI!!!!!




mercoledì 16 dicembre 2015

VIA FERROVIA diventa VIA MARTIRI DI PIETRARSA





Nel 1863, tra i comuni di Portici e quelli uniti del circondario di Barra, San Giorgio a Cremano, S.Giovanni a Teduccio e Ponticelli, esisteva la più grande industria metal-meccanica italiana a PIETRARSA. Essa era stata fondata nel 1840 da Ferdinando II di Borbone a seguito dell’inaugurazione della 1˚ ferrovia italiana Napoli-Portici. 





Al momento dell’unificazione italiana lavoravano oltre 1000 operai, un numero enorme per quei tempi e provenienti per lo più dai paesi limitrofi, in buona parte proprio da San Giorgio a Cremano il cui centro era più prossimo alla fabbrica. La politica anti-meridionale del governo italo-piemontese decise a tavolino il suo declino inaugurando una moda rivolta a desertificare tutto l'apparato produttivo di Napoli e del Sud. Dopo oltre 2 anni di peggioramenti c’erano solo la metà degli addetti con un salario di fame pari alla metà di quello pagato a nord. Il 6 agosto gli operai di Pietrarsa indissero il primo sciopero della neonata Italia per la difesa del proprio lavoro.


l'opificio di Pietrarsa

Il questore Nicola Amore rispose alla pacifica e sacrosanta protesta con una violenza inaudita scagliando contro un intero battaglione di bersaglieri in assetto di guerra. Anche aprendo loro i cancelli e non opponendo resistenza, gli operai furono attaccati prima a fucilate e poi a baionettate e caddero in tanti, uccisi mentre fuggivano anche via mare. I documenti ufficiali parlano di meno di 10 vittime ma alla riapertura della fabbrica, il 13 ed in generale crisi occupazionale, mancavano all’appello oltre 200 persone tra dispersi, morti e feriti…

Sono i primi martiri del lavoro in Italia e sono stati posti nel dimenticatoio dall'intellighenzia perché napolitani. Il Comune di San Giorgio a Cremano ha il merito e il vanto di ricordarli con l'odonomastica suscitando le simpatie di quanti sono convinti che solo riscoprendo il nostro passato ritroveremo un futuro degno di essere vissuto.

Sabato 19 dicembre 2015 il Comune di San Giorgio a Cremano intitolerà una strada a questi martiri dopo il convegno a Villa Bruno. Interverranno il sindaco G.Zinno e i relatori G.Di Fiore, M.Esposito, A.Vella e V.Gulì.


di seguito i link ad alcuni articoli su l'eccidio di Pietrarsa pubblicati sul nostro blog:



Nell'ambito delle iniziative promosse dall'Amministrazione Comunale

il 19 dicembre 2015

VIA FERROVIA diventa VIA MARTIRI DI PIETRARSA


Ore 10.30 presso la Biblioteca comunale di villa Bruno, convegno sul tema:
"6 AGOSTO 1863: I MARTIRI DI PIETRARSA, CADUTI PER DIFENDERE L'OPIFICIO PIÙ IMPORTANTE D'EUROPA";

Saluti Istituzionali: 
Giorgio Zinno, Sindaco e Pietro De Martino, Assessore alla Toponomastica
>
Interventi di:
Marco Esposito, giornalista economico e scrittore

Gigi Di Fiore, giornalista e storico

Enzo Gulì, economista e storico

Aldo Vella, autore e regista dello spettacolo "Pietra arsa 1863"

Ore 12.00 Intitolazione di via MARTIRI DI PIETRARSA:
Il sindaco Giorgio Zinno scoprirà le nuove targhe stradali.

Di tanto ci pregiamo informare le SS. LL., con l'aspirazione massima affinché vogliano accogliere l'invito a partecipare alla suddetta manifestazione.

Nel ringraziare per l'attenzione, l'occasione ci è gradita per rivolgere i saluti più cordiali.

San Giorgio a Cremano 15/12/2015

L'Assessore alla Toponomastica Il Sindaco
Pietro De Martino Giorgio Zinno

III FESTIVITA' LITURGICA DELLA BEATA MARIA CRISTINA, REGINA DEL REGNO DELLE DUE SICILIE




Risultati immagini per maria cristina di savoia
S.M. la Beata Maria Cristina, Regina del Regno delle Due Sicilie

In occasione della III festa liturgica della Beata Maria Cristina, l'Associazione "Convegni di Cutura Maria Critina di Savoia", la Delegazione della Campania del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio e l'Istituto di Ricerca Storica delle Due Sicilie, onoreranno " 'a Reginella Santa" con una Celebrazione Eucaristica che sarà officiata da S.A.R. il Principe Don Alessandro di Borbone delle Due Sicilie.

L’opera più grande legata al  nome della Beata fu il suo coraggioso impegno per Torre del Greco per incrementare  l'artigianato del corallo, e per restaurare la colonia di S. Leucio per la produzione della seta che poi veniva esportata in tutta Europa.

Per questo motivo la Vaccheria con la bella Chiesa di Maria SS. delle Grazie, ci è sembrata la scelta migliore per ricordare la Regina che, ricordiamolo, a questa chiesa e a quella di San Leucio fu molto legata e donò alcuni paramenti sacri, forse ricamati dalla stessa sovrana.

la bellissima medaglia coniata in occasione delle nozze Reali

Beata Maria Cristina di Savoia

SAR la Principessa Maria Cristina Carlotta Giuseppa Gaetana Efisia di Savoia nacque a Cagliari nel 1812 da Vittorio Emanuele I e Maria Teresa d’Asburgo. Fin da fanciulla diede esempio di pietà, modestia e generosità. Nel 1832 sposò Ferdinando II di Borbone. Nella corte di Napoli, nel suo duplice stato di sposa e regina, fu consigliera saggia e prudente del re, vera madre dei poveri e degli ultimi. Ottenne la salvezza per molti condannati a morte e seppe farsi carico delle sofferenze del suo popolo per la cui promozione ideò ardite opere sociali. Il 31 gennaio 1836, pochi giorni dopo aver dato alla luce Francesco, l’atteso erede al trono, concluse la sua breve esistenza terrena tra l’unanime compianto della corte e del popolo.
Rivestita del manto regale, adagiata nell’urna ricoperta di un cristallo, venne trasportata nella Sala d’Erede per l’esposizione al pubblico. Per tre giorni il popolo sfilò in mesto pellegrinaggio per rivedere per l’ultima volta « 'a Reginella Santa», come ormai tutti la chiamavano.

Di seguito, sintetizzata dal postulatore, p. Giovangiuseppe Califano, ofm, la storia della causa di beatificazione di Maria Cristina di Savoia

Dal 1852 al 2004

In considerazione della crescente fama di santità e delle numerose grazie che il devoto popolo di Napoli attribuiva alla intercessione della “reginella santa”, nel 1852 S.M. il Re Ferdinando II tramite il Venerabile Servo di Dio Sisto Riario Sforza, Cardinale Arcivescovo di Napoli, avviò il Processo sulla fama di santità, virtù e miracoli della regina Maria Cristina di Savoia. Il 9 luglio 1859 il Beato Pio IX introdusse ufficialmente la Causa autorizzando l’istruzione del Processo Apostolico. Da quel momento veniva attribuito alla Serva di Dio il titolo di Venerabile. Il papa Pio XI il 6 maggio 1937 confermava l’eroicità delle virtù della Serva di Dio.
I Postulatori della Causa furono, fino al 1937, gli Abati di Montevergine.
A partire dall’anno 1954 la Causa fu affidata al Postulatore generale dell’Ordine dei Frati Minori. La scelta fu suggerita dal fatto che proprio i figli di san Francesco sono custodi della tomba della Venerabile, nella basilica francescana di Santa Chiara in Napoli. Si avvicendarono dunque in questo compito il Rev.mo P. Fortunato Scipioni, ofm, e successivamente il Rev.mo P. Antonio Cairoli, ofm, entrambi Postulatori generali dell’Ordine dei Frati Minori.
Il secondo conflitto mondiale e l’avvento della Repubblica in Italia, con il conseguente esilio dei Savoia, determinarono un sosta nello studio della Causa. Era poi necessario individuare almeno due presunti casi miracolosi da sottoporre alla prudente valutazione della Chiesa per poter sperare di addivenire alla beatificazione.
Nel 1958 l’autorità ecclesiastica dispose una ricognizione del corpo della Venerabile e, nonostante i danni provocati dal tempo, dall’umidità e dall’incuria, esso risultò intatto.
Tre circostanze hanno favorito lo “sblocco” della Causa.
  1. il cambio della legislazione che regola lo studio delle Cause dei Santi. Con la promulgazione della Costituzione Apotolica Divinus Perfectionis Magister, del 25 gennaio 1983 e delle successive Normae Servandae in Causis Sanctorum, del 7 febbraio 1983, per addivenire alla beatificazione veniva ritenuto sufficiente lo studio di un solo miracolo e non più due.
  2. il rinvenimento, nell’Archivio della Postulazione generale ofm della Copia Pubblica di un Processo apostolico attestante l’esistenza di un presunto miracolo attribuito all’intercessione della Venerabile nel 1866.
  3. la costituzione di una nuova parte Attrice nella Causa, nella persona giuridica dei “Convegni di Cultura Maria Cristina di Savoia”, Associazione laicale femminile, sorta nel 1937 nell’ambito dell’Azione Cattolica Italiana, e poi divenuta indipendente e riconosciuta dalla Consulta dei laici.[1]
In concreto la ripresa della Causa è da fissarsi nell’anno 2004, allorché l’associazione Convegni di Cultura Maria Cristina di Savoia - a firma della Presidente, la professoressa Margherita Elia Leozappa, previa approvazione del Consiglio nazionale del 26 maggio 2004 -  conferì il mandato postulatorio al Rev.mo P. Luca De Rosa, ofm, anch’egli Postulatore generale dell’Ordine dei Frati Minori.

Dal 2004 al 2013. Lo studio del miracolo.

Il nuovo Postulatore si attivò immediatamente affinché la documentazione rinvenuta nell’archivio della postulazione generale potesse essere riconosciuta valida dalla Congregazione delle Cause dei Santi ai fini della beatificazione.
Si trattava della Copia Pubblica del Processo Apostolico super miro costruito presso la Curia ecclesiastica di Genova negli anni 1872 e il 1877; e del Processo Apostolico Addizionale super miro, costruito sempre presso la medesima curia di Genova negli anni 1886-1888. Riguardava l'asserita guarigione miracolosa della sig.na Maria Vallarino da scirro (cancro) alla mammella destra, guarigione avvenuta a Genova nel 1866.
Di entrambi i Processi la Congregazione delle Cause dei Santi riconobbe la validità giuridica, con Decreto del 30 novembre 2007. Da quella data in poi si sono compiuti, con esito positivo, tutti gli adempimenti richiesti dalla normativa in vigore:
  • Elaborazione dei pareri medici ex officio, febbraio- settembre 2009
  • Seduta della Consulta medica, 29 ottobre 2009
  • Congresso dei Consultori Teologi, 26 maggio 2012
  • Nomina del Ponente per la Causa, 29 gennaio 2013
  • Ordinaria degli Em.mi Padri Cardinali ed Ecc.mi Vescovi della Congregazione delle Cause dei Santi, 9 aprile 2013
  • Autorizzazione del Santo Padre Francesco per la promulgazione del Decreto super miro, 2 maggio 2013

Pertanto, dal 2007 (riconoscimento della validità giuridica dei Processi) al 2013 (Promulgazione del Decreto super miro) sono trascorsi appena sei anni, un tempo congruo per lo studio di un caso “storico”. C’è da considerare che nell’anno 2009 si determinò un’ulteriore “pausa” nello studio del miracolo a motivo della morte del Rev.mo P. Luca M. De Rosa (25 aprile 2009) e dei tempi necessari alla nomina del nuovo postulatore della Causa P. Giovangiuseppe Califano, ofm.

Nel pomeriggio del 2 maggio 2013 papa Francesco, ricevendo in udienza privata il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione per le cause dei santi, ha autorizzato la promulgazione del decreto riguardante il miracolo attribuito all'intercessione della regina Maria Cristina.
Così, sabato 25 gennaio 2014, alle ore 11.00, presso la basilica di Santa Chiara di Napoli, pantheon dei Sovrani di Casa Borbone dove riposa il corpo d' 'a Reginella Santa, si tenne il solenne rito di beatificazione presieduto da Sua Eminenza Rev.ma il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, e concelebrato dai cardinali Angelo Amato e Renato Raffaele Martino e dagli arcivescovi Tommaso Caputo, Armando Dini, Fabio Bernardo D'Onorio, Arrigo Miglio e Mario Milano.
Alla Cerimonia erano presenti il Capo della Real Casa Borbone delle Due Sicilie, S.A.R. il Principe Carlo di Borbone delle Due Sicilie, Duca di Castro. la Sua consorte, S.A.R. la Principessa Camilla, Duchessa di Castro con le Peincipessine, rappresentanti della famiglia Savoia e vari rappresentanti della nobiltà europea.

il matrimonio della Beata con Re Ferdinando

La Chiesa di Maria SS. delle Grazie a La Vaccheria

Nella piazza della Vaccheria si erge la chiesa di S. Maria delle Grazie, progettata da Francesco Collecini, portata a compimento da Patturelli ed inaugurata nel 1805. Al tem­pio si accede tramite due rampe simmetriche che immettono in un magnifico sagrato pavimentato in basalto. La facciata di tufo, rigorosa e compatta, è in stile neogotico e risente dell’influenza dell'architettura normanna siciliana. Il portale d'ingresso è sormontato da un grandioso arco acuto racchiuso da torri angolari ritmate da lesene e nicchie trilobate contenenti statue in terracotta. L'interno, in contrasto alla facciata, appare ricco di stucchi mistilinei e dorature tipici del gusto tardobarocco.

la facciata della chiesa di Maria SS. delle Grazie

Un'unica aula con abside finale e altari laterali caratterizza la pianta. La pala dell'altare maggiore, del 1805 di Pietro Saja, rappresenta la veduta della colonia di S. Leucio con il Belvedere ed i quartieri operai. La cupola centrale è arricchita da una decorazione a lacunari e rosette, assimilabile ai motivi del vestibolo superiore di Palazzo Reale.


Scalette a “lumaca” di travertino conducono ai coretti, destinati all'orche­stra ed alla sosta dei sovrani e dei principi; da essi si giunge inoltre al loggiato esterno, visibile in facciata.
Di notevole pregio sono anche il ciborio, opera del Patturelli, ed il pavimento in marmo policromo.

l'interno della Chiesa



L’interno dell’edificio è costituito da un impianto planimetrico a navata unica con due profonde cavità delle pareti atte ad ospitare gli altari laterali mentre quello principale è collocato nell’area absidale. Gli altari realizzati con marmo intagliato nel porfido e nel nero d’Africa, sono opera di Giuseppe di Lucca e Carlo Beccalli. Quest’ultimo ha provveduto al riutilizzo di alcuni pezzi di un altare proveniente dalla chiesa di S. Giovanni a Carbonara, impiegati, poi, in S. Maria delle Grazie. Quattro vani di passaggio collegano la navata ai coretti ed alle torri campanarie mediante scale a chiocciola, mentre una rampa collega la chiesa all’alloggio della Canonica. La cupola centrale, priva di tamburo, insiste direttamente su quattro pennacchi in cui sono rappresentate in bassorilievo le figure allegoriche delle virtù. Le decorazioni in stucco della cupola con motivi floreali racchiusi in formelle quadrangolari sono opera dell’Avizzano, come i bassorilievi dei pennacchi. Stucchi adornano le volte delle cappelle laterali mentre le pareti, semplicemente dipinte, fanno da sfondo al rosso porfido degli altari. La pavimentazione riproduce un intreccio figurativo geometrico con losanghe ed esagoni, dove la diversità dei marmi e l’ordito delle figure producono un ornamento, che esalta la grande stella centrale ad otto punte.

la Vaccheria in un dipinto dell'epoca. sulla sinistra si scorge la Chiesa di Maria  SS. delle Grazie

Dalle fonti si apprende solo che Pietro Saja dipinse scultura lignea della Madonna delle Grazie, ma nessun accenno è fatto all’autore di questa. I riferimenti stilistici del rilievo, sono riscontrabili nella scultura napoletana del tardo '700. Elementi come la delicatezza del panneggio e il ricco patrimonio di accattivanti particolari sono fattori caratterizzanti quell’arte presepiale, le cui citazioni frequentemente si riscontrano nell’arte scultorea napoletana. Pietro Saja fu anche l'autore del dipinto raffigurante una veduta del borgo Leuciano. Nel riquadro centrale del dipinto è rappresentata una deposizione sia l’orditura della tela, sia la diversità dei pigmenti di colore,  caratteristiche estranee al dipinto di Saja, lasciando ipotizzare una datazione precedente, forse seicentesca e pertinente ad area veneziana.

Pianeta, taffettas bianco
Ricamatori napoletani, sec. XIX (1830)
[altezza: cm. 110 - larghezza: cm. 73]
Ricamo in seta policroma, oro profilato, laminette e paillettes. La pianeta, secondo una tradizione orale, fu donata alla parrocchia da Maria Cristina di Savoia, moglie di Ferdinando II. La pianeta è da accostare al delicato paliotto che si conserva nella Chiesa di Vaccheria, santuario della Colonia. Assieme ad un velo omerale e ad un copricalice, costituivano un dono della regina che, particolarmente abile nel ricamo, si pensa abbia partecipato personalmente a realizzare. Il motivo del ricamo è costituito da volute che si dipartono dalla base della colonna snodandosi a volute con spighe di grano in oro e grappoli d’uva pendenti ricamati in seta. Ai lati, volute con motivi a foglie d’acanto s’alternano a rose policrome.


per saperne di più su i paramenti sacri di San Leucio





[1] E’ significativo, per il risvolto ecclesiale e pastorale che ne assume, che il percorso finale della Causa verso la beatificazione, sia stato sostenuto da una associazione del laicato cattolico. Mutate le condizioni per un interessamento diretto di Casa Savoia al fine della beatificazione, proprio un gruppo ecclesiale di laici se n’è fatto promotore, per offrire alla Chiesa l’opportunità di venerare un modello di santità laicale poco usuale: quello di una regina che vive eroicamente il vangelo nell’ambito della famiglia, del matrimonio, della corte e delle molteplici relazioni del suo rango, animando cristianamente la realtà secolare a lei contemporanea.